L’Italia rimane dentro la sua Storia: divisa davanti a riarmo e guerra. Come accadde nei primi anni del ‘900, tra riarmo delle Nazioni e partecipazione alla Grande Guerra.
Al Parlamento europeo l’Italia ha votato cosi. Sul riarmo la maggioranza del Governo Meloni si è spezzata in due: Fratelli d’Italia e Forza Italia favorevoli, la Lega contraria. Nell’opposizione il Pd si è diviso, 11 astenuti e 10 a favore, mentre M5S e AVS hanno votato contro. Invece, sulla risoluzione pro-Ucraina, Fratelli d’Italia astenuti, Forza Italia favorevole, la Lega, M5S e Avs contro, ed il Pd invece diviso ancora una volta, con Zingaretti che ha votato in dissenso, Cecilia Sala e Marco Tarquinio astenuti, ed i restanti 18 favorevoli.
La Ue ha approvato la risoluzione sul piano di riarmo europeo
Pd spaccato: 11 astenuti e 10 a favore. Pure la destra divisa: FdI e FI per il sì, Lega contro con M5s
Riarmo europeo, quali partiti italiani hanno votato contro e quali a favore
Schlein: restiamo critici. Pressing per un confronto
Calenda: “Pd allo sbando, maggioranza in frantumi. Azione è unico punto di riferimento dei riformisti”
Salvini: “Assurdo indebitarsi per il riarmo, se Prodi è favorevole come era favorevole all’euro facciamo l’opposto”
Flavio Tosi: “Salvini è sempre stato affascinato da Putin”
Aumentare i debiti per il riarmo? Gli italiani si chiedono perché, ecco i tanti argomenti per il sì e per il no
L’Italia è bellicista o pacifista? La confusione dilaga, come uscirne?
“La politica estera di Meloni rialza l’Italia e i suoi Fratelli”
Sul femminicidio il Governo Meloni sceglie la strada dell’ergastolo.
Il femminicidio diventa un reato autonomo, punibile con l’ergastolo
Amministrative, si vota il 25 e 26 maggio. Ballottaggi e referendum: urne aperte l’8 e 9 giugno
Negoziati per la pace in Ucraina, trattativa complessa tra speranze e illusioni.
Putin: “Sì alla tregua solo se porta ad una pace duratura. Nel Kursk possono solo arrendersi o morire”
Bolton: “Trump sbaglia a fidarsi, Mosca attaccherà di nuovo”
“L’Europa ha già perso questa guerra. Noi russi non abbiamo bisogno di nessuno”
Accordo tra Usa e Ucraina per 30 giorni di tregua. La Russia dice di non voler “correre troppo” e chiede garanzie
Il Cremlino frena sulla tregua: “Non correre troppo”. Zelensky: “Russia rifiuta? Mi aspetto reazione Usa”
Markov, ex consigliere del Cremlino: “L’intesa è una trappola, non serve a nulla”
La Russia attacca di nuovo Mattarella, Maria Zakharova: “Da lui solo bugie”
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“Dipendenti federali Usa licenziati e sostituiti dall’intelligenza artificiale”: nuova scure del Doge
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Cirielli (FdI): “Starlink? Meloni non si lascia condizionare dalle amicizie. Stroppa un signor nessuno”
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Elon Musk: “Il cyberattacco globale contro X è partito dall’Ucraina”
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Il Parlamento europeo approva il riarmo, 419 favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti
Con 419 voti favorevoli e 204 contrari, più 46 astenuti il Parlamento europeo approva il Libro Bianco sulla difesa europea, all’interno del quale è contenuto il piano di riarmo proposto dalla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen. Un passo importante che ha visto cadere la politica italiana dentro al vortice delle divisioni. E questa volta non si è salvato nessuno, destra e sinistra. Comunque sia, l’Europa va avanti per la sua strada. Il piano è stato approvato e quindi si segue la politica del riarmo. 800 miliardi per i singoli Stati che a questo punto dovranno iniziare a trovare i soldi. Situazione difficile un po’ per tutti, perché nessuno può per adesso vantare situazioni di bilancio favorevoli. Dunque si tratterà di tagliare da qualche parte. Il Ministro Giorgetti ha già detto che niente verrà tolto alla Sanità. Dove cadrà la mannaia?
L’Italia va in Europa divisa, destra e sinistra nel vortice delle spaccature
L’Italia va divisa in Europa, tutti contro tutti. Il Libro Bianco per la difesa europea è stato approvato con 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti. Per quanto riguarda la coalizione di centro-destra che appoggia il Governo Meloni la spaccatura è stata chiarissima. Il blocco si è spezzato in due parti: Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno espresso voto favorevole, mentre la Lega di Matteo Salvini contraria. Spaccatura non banale che porterà ulteriori problemi alla Premier. Per quanto riguarda invece l’opposizione, anche lì, la situazione è complicata. Hanno votato contro il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, mentre il Pd è riuscito nell’impossibile: 10 Eurodeputati si sono espressi per il Sì e 11 invece hanno deciso per l’astensione. È anche vero che da sempre sulle guerre le divisioni sono state all’ordine del giorno ma in questo caso c’è qualcosa di più, soprattutto dalle parti del Pd. La Schlein rischia.
Riarmo europeo, come si sono schierate le forze politiche italiane?
Sul voto per il riarmo andato in scena al Parlamento europeo l’Italia si è divisa. Si votava il Libro Bianco sulla difesa europea, all’interno del quale era presente il piano di riarmo dei singoli Stati proposto dalla Presidente della Commissione. Vediamo nello specifico come si sono comportate le varie forze politiche. Fratelli d’Italia, il partito della Meloni ha votato a favore, insieme a Forza Italia. La Lega invece ha votato contro. La coalizione di Governo quindi si è spezzata in due. Ancora peggio a Sinistra: il Movimento 5 Stelle ha votato contro, insieme a Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Nel Partito democratico invece 11 si sono astenuto e 10 hanno votato a favore. Da notare che è stata votata anche una risoluzione a favore dell’Ucraina sulla quale i Fratelli d’Italia si sono astenuti. Risultato complessivo in Europa: Governo e maggioranza spezzati in due e campo largo dell’opposizione non pervenuto.
La Schlein mette la freccia a sinistra e nel Pd riemergono le divisioni
Il Partito Democratico va diviso in Europa. In 10 hanno votato Sì al riarmo, e 11 invece si sono astenuti. Situazione complicatissima. Ma la Segretaria del Partito ha ribadito che, nonostante questo voto, la linea non cambia. “All’Europa serve la difesa comune, non la corsa al riarmo dei singoli Stati. È e resta questa la posizione del Pd” sono state le sue parole. Dunque la Schlein non si sposta di un millimetro e mette la freccia a sinistra. Ma la situazione per lei si complica. La parte più moderata del Partito è in subbuglio, alcuni hanno chiesto un Congresso tematico o qualcosa di simile. Si vuole aprire una discussione interna. L’ex Senatore Zanda ha proposto un percorso di discussione che parta dalla base del Partito fino ad arrivare ai vertici. In soldoni si vuole arrivare ad un documento politico al quale la Segretaria dovrà attenersi.
Calenda fa l’avvoltoio sul Pd e si propone come punto di riferimento dei riformisti
Calenda fa l’avvoltoio: “PD allo sbando, maggioranza in frantumi. Azione è unico punto di riferimento dei riformisti” ha dichiarato. Il Partito Democratico è forse quello che, dalla votazione in Parlamento europeo sul riarmo dei vari Stati è uscito con più ossa rotte. Le divisioni erano comunque già presenti, l’occasione però l’ha fatte riemergere con forza. Adesso la Segretaria Schlein rischia grosso. Il Movimento 5 Stelle invece, nella sua posizione è andata a occupare lo spazio a Sinistra. Calenda vede quindi aprirsi qualche spiraglio nello schieramento riformista e prova a proporre la sua offerta politica. “Alle tante persone che nei diversi partiti condividono le nostre idee: aiutateci a costruire un grande fronte repubblicano dei coraggiosi. Abbandonate l’illusione dei campi larghi, diventati pantani pentastellati e di una destra conservatrice moderna ed europea che non è mai nata e mai nascerà”. La Meloni può trascorrere sonni tranquilli.
BlitzQuotidiano
Salvini, sul riarmo europeo vota No. Il centro-destra si spacca in due
L’Italia politica è uscita con le ossa rotte dal voto nell’Europarlamento sul riarmo. Una condizione che non aiuta nessuno. Né tanto meno la Presidente del Consiglio, che ormai deve fare i conti con la quasi irrilevanza sul piano internazionale. Anche perché, nella coalizione che appoggia il suo Governo le nubi sono sempre più fitte. La Lega ha votato No, e Matteo Salvini non smette di dichiarare la sua opposizione alla linea in politica estera della Meloni. Intervistato dal Quotidiano Nazionale ha attaccato non solo l’Unione europea ma anche Romano Prodi, dichiarando che “Se è favorevole all’esercito europeo come era favorevole all’euro (Prodi), sarebbe saggio fare l’opposto”. Salvini tenta così di spostare nel campo avverso la discussione, ma è evidente che il problema nella maggioranza è più complicato di quel che sembra. La politica estera può diventare il nodo più difficile da sciogliere per questo centro-destra.
Flavio Tosi: “Salvini è sempre stato affascinato da Putin”
“Salvini è sempre stato affascinato da Putin”. Lo dice intervistato da Repubblica Flavio Tosi, Europarlamentare di Forza Italia ma un tempo militante ed amministratore pubblico nella Lega, per anni Sindaco di Verona nonché Assessore e Onorevole della Repubblica. “Trump, legittimamente dal suo punto di vista, ha un’altra politica rispetto a chi lo ha preceduto. Ma noi dobbiamo difenderci dalla sua ostilità. Perché la guerra che rischiamo è anche commerciale, altrimenti questi ci smontano un pezzo alla volta”. Sul no della Lega al voto europeo per il riarmo Flavio Tosi la pensa all’opposto del suo ex partito: “Per me è inconcepibile chiunque tifi per Trump in questa fase. Cioè a favore di un nostro rivale”. Una posizione che mette in risalto come dalle parti della maggioranza che appoggia il Governo Meloni le divisioni sul riarmo siano molto profonde e rischiano di creare contrapposizioni difficilmente sanabili in futuro.
Aumentare i debiti per il riarmo? Favorevoli e contrari
Il riarmo dei Paesi europei, fa scoppiare il dibattito. La domanda è di quelle centrali: aumentare i debiti per il riarmo? Se la pone in un articolo anche Bruno Tucci su Blitz Quotidiano, nel quale espone le ragioni contrarie e favorevoli. La spaccatura interessa tutta la politica italiana ed anche l’opinione pubblica che su questi temi, sempre più stringenti, tenta di interrogarsi. “Per fortuna”, scrive Tucci, “la realtà ci da conforto. A Gedda tra Kiev e Stati Uniti si è raggiunto un accordo che prevede trenta giorni di tregua. Sono pochi, d’accordo, ma non si può negare che sia un passo avanti. Ora il pallino è nelle mani di Putin nella speranza che non sia troppo ingordo quando si tratterà di raggiungere un’intesa sul futuro dell’Ucraina. Una resa sarebbe improponibile, si può trovare tranquillamente una via d’uscita che non sia umiliante per il Paese sovrano invaso improvvisamente tre anni fa”.
L’Italia è divisa anche su pace e guerra
Ma l’Italia è pacifista o bellicista? Se non fosse altro per la nostra Costituzione, “ripudia la guerra”, la domanda sarebbe pure superflua. Ma, se ancora oggi ha un suo senso porsela, lo dobbiamo a tutto quel che sta accadendo fuori e dentro il Vecchio Continente. L’Europa della Von der Leyen ha dato inizio a quello che è stato chiamato “riarmo”, parola che mette i brividi ma che forse è stata scelta proprio per dare il senso della straordinarietà del momento; e Macron invece, mette a disposizione il suo ‘ombrello nucleare’ agli altri Stati europei. Dunque, non è una banalità domandarsi se in Italia siamo pacifisti o bellicisti. Ma il punto è un altro: anche in questo caso le divisioni abbondano, ed ogni schieramento si frantuma. E non c’è maggioranza o minoranza che tenga, destra e sinistra, Governo ed opposizione, li accomuna il solito destino, le divisioni.
“Il nostro Paese ha fatto nelle relazioni internazionali un salto di qualità che in pochi si aspettavano”
Il dibattito sulla politica estera del Governo Meloni ha tenuto ed ancora tiene banco nel dibattito politico e pubblico del nostro Paese. Nell’articolo che troverete nel link qua sotto, il giornalista Bruno Tucci scrive su Blitz Quotidiano che “con un certo ritardo, ma finalmente tutti si sono accorti di quanto valga la politica estera in un proscenio nazionale. Non ne tenevano contro le forze che dominano in Italia, in tutt’altre faccende affaccendate. Per Tucci “il nostro Paese ha fatto nelle relazioni internazionali un salto di qualità che in pochi si aspettavano. Ora, l’Italia viene rispettata non solo in Europa, ma anche oltre Oceano: negli Stati Uniti, ad esempio, prima con Biden, oggi con Trump”. Però, “la guerra al governo continua senza sosta. La paura che il nostro Paese sia sottomesso al trumpismo è il motivo dominante delle polemiche. Si va sempre alla ricerca del pelo nell’uovo per attaccare l’esecutivo”.
Femminicidio, il Governo approva un disegno di legge: reato autonomo punibile con l’ergastolo
Il Governo ha approvato un disegno di legge che introduce il reato autonomo di femminicidio. Un passo avanti importante anche se la questione, in termini giuridici, non è così chiara. “Chiunque cagioni la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo”. Nei casi non rientranti in questa fattispecie, si applica l’articolo 575 del codice penale, che prevede una pena non inferiore ai 21 anni. La maggioranza festeggia. “Risultato epocale” ha detto il Ministro Nordio. Mentre la Meloni ha commentato che “Oggi il governo compie un altro passo avanti nell’azione di sistema che va portando avanti fin dal suo insediamento per contrastare la violenza nei confronti delle donne e per tutelare le vittime”.
Elezioni comunali e referendum, ecco quando si vota
A maggio e giugno si vota per le comunali e per i referendum. Le date sono queste: domenica 25 maggio, dalle 7 alle 23 e lunedì 26 maggio, dalle 7 alle 15. Gli eventuali ballottaggi si terranno domenica 8 e lunedì 9 giugno. Niente di nuovo, se non fosse che il Governo, ha deciso che i cinque referendum sui quali saremo chiamati a pronunciarci, si faranno insieme ai ballottaggi. Quindi, l’8 ed il 9 giugno sarà ‘l’election day’ con i referendum. Una scelta che ha provocato e provocherà molte polemiche. In un Paese come il nostro, dove quasi il 50% degli aventi diritto al voto non vota, questa decisione spingerà inevitabilmente verso l’astensione. Per il Ministro Foti “l’affluenza è in relazione ai quesiti e non al giorno”. Gli risponde per il Comitato Referendario Riccardo Magi: “La scelta di questa data da parte del governo dimostra tutta la paura che l’esecutivo ha per il voto”.
Tregua in Ucraina, Putin prende tempo
Putin prende tempo sulla proposta di pace condivisa da Stati Uniti e Ucraina. Lo si sapeva che non sarebbe stata facile questa trattativa. “Non siamo a favore della tregua di 30 giorni, ma di una pace duratura. Gli ucraini nel Kursk possono solo andarsene o morire, noi abbiamo il controllo e loro sono isolati”. Parole chiare che però, probabilmente, nascondo altro. Putin non vuole la pace o la sta tirando per le lunghe solo per far vedere ai suoi che non bramava dalla voglia di farla? Domanda alla quale diventa difficile dare una risposta. I fatti dicono che siamo in una situazione di stallo. Le diplomazie sono al lavoro, occorrerà del tempo. È lo stesso Putin a proporre un’eventuale telefonata con il Presidente Trump per tentare di sciogliere i nodi. Forse si apre un piccolo spiraglio. Sullo sfondo una soluzione pacifica?
John Bolton, ex consigliere sicurezza Usa: “Putin potrebbe accettare la tregua per poi attaccare di nuovo”
L’ex consigliere della sicurezza del presidente Usa, John Bolton, intervistato da Repubblica ha dichiarato che “Vladimir potrebbe dire che accetta il cessate il fuoco ma lo farà per riorganizzarsi e poi colpire sul terreno”. Non ha dubbi su questo l’ex consigliere. Alla domanda ‘Come giudica l’accordo di Gedda’ ha risposto che “serviva a riparare il fiasco dello scontro nello Studio Ovale. Il vero obiettivo di Kiev era far ripartire l’assistenza militare e da questo punto di vista è stato utile. Il prezzo però è alto. Far accettare agli ucraini il cessate il fuoco prima di sapere se i russi concordano è un modo strano di negoziare”. E poi, sulla decisione di sospendere l’invio delle armi, Bolton, ha dichiarato che “è stato uno sbaglio, il pericolo per Kiev è che la linea di demarcazione del fronte diventi il nuovo confine permanente con la Russia”.
Il Vicepresidente della Duma, Tolstoj: “L’Europa ha già perso questa guerra”
“Se voi europei foste capaci di guardare le cose in modo obiettivo, dovreste riconoscere di avere già perduto questa guerra”. Ad affermarlo il trisnipote dello scrittore e vicepresidente della Duma Pjotr Tolstoj. “La Russia -ha poi proseguito- propone la pace. Possiamo fermare la guerra in modo autonomo, ma è fuori questione un ritorno alla situazione precedente e una restituzione di quel che abbiamo conquistato. Una volta che questo principio viene stabilito, facciamo la pace”. Secondo Tolstoj “il tempo è dalla nostra parte. Noi rimaniamo concentrati sugli obiettivi principali: vincere la guerra e garantire la sicurezza della Russia per intere generazioni. Non abbiamo bisogno di nessuno, tranne che di noi stessi”. Parole che fanno capire come in Russia la linea più determinata, quella del proseguimento della guerra sull’Ucraina, sia maggiormente incisiva rispetto ad altre soluzioni di pace. Contro questo sentire si va a scontrare l’accordo tra Usa e Ucraina.
BlitzQuotidiano
La trattativa per il cessate il fuoco in Ucraina adesso si sposta a Mosca
I negoziati tra Stati Uniti e Ucraina in Arabia Saudita sono andati bene, almeno da quel che ci viene raccontato. Dunque, una sintonia ritrovata tra i due Paesi dopo la sceneggiata in mondovisione dallo Studio Ovale. Ma l’accordo sulle terre rare non è ancora stato firmato. La situazione non è semplice. I mediatori scelti da Trump si sono spostati da Putin per confrontarsi sugli aspetti centrali dell’eventuale accordo. Fonti vicine al Cremlino fanno sapere che la Russia non vuole “correre troppo”, anche perché forse non le conviene ancora arrivare ad una tregua. Perché in effetti, proprio di tregua si sta parlando nella trattativa, 30 giorni di cessate le armi, per cielo, per terra e per mare. Anche Putin, come gli altri, chiede garanzie. Tuttavia c’è da immaginare che Trump non sia andato alla trattativa con gli Ucraini senza un precedente accordo con Putin. sarebbe strano il contrario.
Guerra in Ucraina, Zelensky chiede misure degli Usa contro la Russia se Putin non accetterà la tregua
Il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha trovato un punto di accordo con gli Stati Uniti. La diplomazia sembrerebbe aver ricucito lo strappo della sceneggiata tra lui e Trump. Adesso la palla passa nel campo avverso, quello Russo, anche se è facile immaginare che gli americani avessero già un accordo con Putin, e che quindi non siano andati a negoziare con l’Ucraina alla cieca. Tuttavia Zelensky adesso si fa sentire, e sul piano diplomatico prova a rilanciare. “Se Mosca dice No alla tregua mi aspetto misure dagli Usa”. Una rivendicazione che forse sarà inutile, perché probabilmente, in parte, i giochi sono già fatti, e tutto il resto è solo messa in scena. Dal canto suo la Russia gioca questa partita da una posizione di forza. Intanto Putin però è andato a trovare i suoi militari nel Kursk, in tuta mimetica. La guerra, almeno per adesso, continua.
L’ex consigliere di Putin Markov è contro la tregua: “Il cessate il fuoco in Ucraina una trappola”
L’ex consigliere di Putin Markov ha rilasciato un’intervista a Repubblica nella quale ha dichiaro che “L’Europa è bugiarda, chiede una tregua, ma lo fa soltanto per produrre cartucce e proiettili”. Una posizione da vero falco, di quelli che non firmerebbero il documento pattuito tra America e Ucraina. “L’inviato Usa Steve Witkoff porterà la proposta sul tavolo di Putin, ma dubito che Putin la accetterà. Per me le possibilità di una pace entro la fine della primavera sono del 20 per cento, entro fine anno del 65 per cento. Il cessate il fuoco in Ucraina una trappola, non serve a niente” ha poi detto Markov. Vedremo quale sarà la posizione ufficiale del Cremlino ma probabilmente, anche da quelle parti, le divisioni non mancano. Forse si stanno confrontando due linee diverse, tra chi vuol chiudere subito la partita e chi invece vuol rimandare la pace e continuare il conflitto militare con l’Ucraina.
La Russia attacca ancora il Presidente Mattarella
La Russia attacca di nuovo il Presidente Mattarella. E questa è la terza volta e sempre per tramite della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. L’occasione è stata la visita di Matarella in Giappone per l’anniversario dell’8 marzo, per la bomba atomica di Hiroshima. In sintesi il Presidente, nel suo intervento ha affermato che “Mosca si è fatta promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare, a cui si aggiungono il blocco dei lavori del Trattato di non proliferazione, installando l’inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti, come se non conducessero inevitabilmente alla distruzione totale”. Parole che ovviamente non sono passate inosservate. La portavoce russa ha infatti dichiarato che “le affermazioni del presidente italiano Sergio Mattarella secondo cui la Russia minaccia l’Europa con armi nucleari sono menzogne e falsità”. Ostilità diplomatiche tra Russia e Italia in un clima internazionale sempre più teso.
Indiscrezioni del New York Times: Musk e Rubio avrebbero litigato nello Studio Ovale
Secondo il New York Times, il magnate di Tesla Elon Musk avrebbe avuto un duro scontro nello Studio Ovale con Marco Rubio. Pare che i motivi del contendere fossero i tagli di bilancio proposti dallo stesso Rubio. Musk l’avrebbe ritenuti inadeguati ed inefficaci. Nello specifico il punto del contendere sarebbe stato l’esiguo numero di licenziamenti che il Senatore repubblicano avrebbe presentato per il Dipartimento di Stato. Accusa rispedita al mittente dallo stesso Rubio che invece avrebbe controbattuto riportando nella discussione il dato di 1.500 dipendenti che avrebbero già accettato il pensionamento anticipato. Ma la diatriba non è sorta dal niente. Tra i due ci sarebbero profonde divisioni e divergenze, soprattutto su questioni economiche e strategiche, che se matureranno potrebbero creare fratture molto più importanti rispetto a quelle di adesso. Elon Musk è un personaggio particolare, e Trump potrebbe pentirsi di averlo portato alla Casa Bianca con lui.
Elon Musk, al posto dei dipendenti arriverà l’Intelligenza Artificiale?
Elon Musk sta facendo una strage di licenziamenti. Al posto dei dipendenti arriva l’Intelligenza Artificiale. A dirlo è Wired Usa. Questa volta il dipartimento per l’efficienza governativa statunitense guidato proprio da Musk ha licenziato parte dei 1.500 dipendenti federali della General Service Administration. La notizia è che probabilmente verranno sostituiti da un software di I.A. Può piacere o no questo processo di sostituzione, ma la realtà si sta modificando verso questo nuovo modello. Il lavoro umano, buona parte del lavoro umano, verrà sistematicamente sostituito da questa nuova tecnologia. Elon Musk è uno dei principali promotori di questa prospettiva. L’America sta facendo un salto in avanti dentro al nuovo mondo che sta per arrivare. Non è semplice dire cosa c’è in ballo. Per adesso è certo che in molti stanno perdendo il lavoro nel tempo che ci mette una mail ad essere scritta ed inviata. Anche sul tempo si deve risparmiare.
Usa: il Doge di Musk deve rendere pubblici i suoi documenti. Ad ordinarlo una sentenza di un giudice
In America il sistema dei contrappesi di potere funziona. Un giudice federale degli Stati Uniti ha ordinato alla commissione Doge, presieduta da Elon Musk, di rendere rapidamente pubblici i suoi documenti. La sentenza emessa da questo giudice federale, Christopher Cooper, afferma un principio chiaro: “in base alle azioni intraprese fino ad oggi, l’USDS (nome ufficiale di Doge) sembra avere il potere non solo di rivedere i programmi federali, ma anche di rimodellarli drasticamente e persino di eliminarli del tutto”. Conseguentemente a questa pronuncia il Doge sarebbe da considerare ‘agenzia federale’ e quindi rientrerebbe nell’ambito di applicazione della legge sulla libertà di informazione, secondo la quale, ogni agenzia federale è obbligata a consegnare i proprio documenti a chiunque ne faccia richiesta. La politica si gioca anche sul filo del diritto, ma in questo caso sembrerebbero essere in funzione pesi e contrappesi che hanno il compito di garantire un sistema democratico.
Elon Musk minaccia l’Ucraina e la Nato?
engono banco le recenti dichiarazioni di Elon Musk, il magnate di Tesla, braccio destro del Presidente Trump. “Se spegnessi i satelliti Starlink, la prima linea di Kiev crollerebbe” ha scritto su X. Un’affermazione che è sembrata a tutti una sorta di avviso per gli ucraini, quasi una minaccia per Zelensky. Queste parole hanno aperto altre polemiche, soprattutto con la Polonia, che pagando 50 milioni di dollari all’anno per portare Starlink in Ucraina cha subito sottolineato, con il suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che “se SpaceX si dimostra un fornitore inaffidabile, saremo costretti a cercarne altri”. Musk l’ha presa bene: “Stai zitto, ometto. Paghi una piccola parte del costo e non c’è niente che possa sostituire Starlink” gli ha risposto. Poi, sollecitato da un utente di X ha pure affermato che “gli Usa dovrebbero uscire dalla Nato. Non ha senso pagare per proteggere l’Europa”.
La Schlein attacca la Meloni sul Dl Spazio: “Non si faccia dettare la linea da Musk”
Le parole di Elon Musk, che hanno puntualizzato che se lui spegnesse i satelliti di Starlink sull’Ucraina la prima linea difensiva cadrebbe immediatamente hanno fatto molto rumore. Anche in Italia la questione non è passata inosservata. A rimandarla nel dibattito è stata la Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein con una domanda rivolta direttamente alla Presidente del Consiglio italiano: “Vuoi ancora consegnare le chiavi della sicurezza nazionale a Elon Musk?”. “Sta dimostrando che l’unica cosa che vuole è estendere il proprio impero economico, anche se questo vuol dire farlo sulla pelle di un popolo aggredito che in queste ore sta subendo l’ennesima offensiva”. La Schlein ha poi detto che il Governo deve cambiare rotta sul DL Spazio, “ non si faccia dettare la linea da Musk. Senza una rete satellitare europea efficiente e competitiva la difesa europea non potrà mai esistere”.
Cirielli (FdI): “Su Starlink valutare anche l’aspetto diplomatico”
Starlink, il sistema satellitare di Elon Musk, non smette di far discutere la politica italiana, e forse a giusta ragione. Questa volta a prendere posizione è il Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielle intervistato dalla Stampa. Cirielli fa parte dei Fratelli d’Italia ma la sua posizione sembrerebbe particolarmente insidiosa. “La Meloni non si lascia mai condizionare da logiche di amicizia” ha dichiarato al quotidiano torinese, “chi lo dice non la conosce. Prima di prendere una decisione sulle connessioni satellitari si giudicherà l’offerta che ci viene presentata dal punto di vista economico, tecnologico e di sicurezza. E dev’essere valutato anche un altro aspetto, quello diplomatico”. Il Viceministro ha poi dichiarato che per lui il referente di Musk in Italia, Stroppa, è “un personaggio in cerca d’autore”. Viene da domandarsi cosa abbia voluto dire Cirielli quando afferma che della questione Starlink va valutato anche l’aspetto diplomatico.
Borghi della Lega propone di comprare il sistema Starlink e discutere poi con gli Usa di dazi
Nella maggioranza di Governo si confrontano linee diverse sulla possibilità di acquistare il servizio satellitare Starlink di Elon Musk. Si pronuncia sul tema anche il Deputato Borghi della Lega intervistato dal Corriere della sera. “Potremmo anche metterla così: noi compriamo non una, ma due volte i servizi di Starlink. Però, discutiamo con gli Usa anche di dazi. Vedere agitazione in gente che ha messo in mano a paesi stranieri banche e monete, quello sì, mi sembra stravagante. Ricorda i due mesi di banche chiuse in Grecia? Ricorda che il premier Berlusconi è stato fatto fuori a colpi di spread, con un’operazione filoguidata da soggetti non nazionali?”. Inizia a muoversi nella Lega e quindi dentro alla maggioranza di Governo, la possibilità di uno scambio con la Presidenza americana, comprare il sistema Musk ed in cambio niente dazi per l’Italia, cioè vendiamo la sicurezza del Paese per salvare la nostra economia.
A cosa servono i satelliti Starlink di Musk?
I satelliti di Starlink sono la tecnologia più importante nelle mani di Elon Musk. Il magnate di Tesla ha dichiarato che Starlink è “la spina dorsale dell’esercito Ucraino”. Ma perché questa tecnologia è così importante per la resistenza ucraina? Semplice. Starlink è una rete di comunicazioni satellitari che garantisce l’accesso a Internet ad alta velocità anche là dove vi sono infrastrutture e telecomunicazioni limitate, tipo zone remote, o addirittura, come nel caso di una guerra, che sono state abbattute. Basta questa semplice informazione per capire il livello strategico di questo strumento. E basta questa semplice informazione anche per capire quanto sarebbe fondamentale che tale tecnologia potesse essere utilizzata da uno Stato come l’Italia, sia per far arrivare Internet da qualsiasi parte, ma anche come vantaggio militare. Dunque Starlink è cruciale ma nel medesimo momento, per le molteplici implicazioni è anche un dossier molto delicato da maneggiare.
La piattaforma social “X” di Elon Musk ha subito un pesante cyberattacco
La piattaforma social di proprietà di Elon Musk “X” ha subito un pesante cyberattacco. “Non siamo sicuri di cosa sia successo esattamente, ma l’attacco proveniva da indirizzi IP nell’area dell’Ucraina”. Il colpo è stato di quelli duri, perché la piattaforma è andata in blackout per molto tempo e per diverse volte. Elon Musk aveva rilasciato nei giorni passati una dichiarazione per dire che se lui avesse deciso di spegnere i satelliti di Starlink sopra l’Ucraina, la linea del fronte sarebbe immediatamente crollata. Parole che a molti sono suonate come un vero e proprio ricatto. Secondo Newsweek, dietro a questo cyberattacco ci sarebbe il famoso gruppo hacker Dark Storm Team, attivo fin dal 2023 e noto alle cronache per la sua affiliazione filo-palestinese. L’attacco sarebbe stato rivendicato su Telegram. Dunque anche “X” non è poi così sicuro come sostiene Musk: nemmeno lui è al riparo dalla tecnologia.
Mosca aumenta la pressione militare sull’Ucraina
La momentanea interruzione del rifornimento di armi all’Ucraina da parte degli Stati Uniti, e la sospensione anche dell’intelligence tra i due Paesi ha portato subito la Russia ad intensificare gli attacchi sull’Ucraina. “Putin non vuole la pace” ha dichiarato Zelensky. La pressione militare si fa sentire, è aumentata, e le truppe russe potrebbero sfondare le linee. Sembrerebbe che Putin stesse sferrando una sorta di attacco finale. Per queste ragioni diventano fondamentali i tavoli diplomatici che si terranno in Arabia Saudita tra americani e ucraini. Certo, per Kiev, l’idea della “pace giusta” rimane un punto di caduta fondamentale. È già pronto il team ucraino che discuterà con gli americani: ne fanno parte il Capo dell’Ufficio Presidenziale Andriy Yemak, il Ministro degli Esteri Andriy Sybiha ed il Ministro della difesa Rustem Umerov. Zelensky ha dichiarato che la sua delegazione è impegnata in un dialogo costruttivo per raggiungere gli obiettivi prefissati.
La condivisione dell’intelligence tra Usa e Ucraina potrebbe riprendere
Forse è solo questione di poco tempo: la condivisione dell’intelligence tra Stati Uniti e Ucraina potrebbe riprendere da un momento all’altro. A dirlo è stato il Presidente Trump in persona: “lo abbiamo quasi fatto” ha dichiarato. Il tycoon si aspetta risultati importanti dalle trattative che si stanno tenendo con l’Ucraina in Arabia Saudita. Da par suo invece Zelensky, prima di partire per Gedda ha dichiarato in un discorso alla nazione, che “continueremo a lavorare per la pace con la mia visita in Arabia Saudita. Ci aspettiamo risultati sia in termini di avvicinamento alla pace, sia in termini di continuo sostegno degli Usa”. Certo, la situazione diplomatica non è semplice. La sceneggiata dello Studio Ovale tra il Presidente americano e quello ucraino non è cosa che la ripari in cinque minuti, ma l’urgenza di arrivare alla conclusione dell’accordo, per raggiungere la pace il prima possibile, potrebbe accelerare i tempi.
Kiev attacca Mosca con i droni
La notizia è che l’Ucraina attacca la Russia. Si parla di almeno 337 droni arrivati fino a Mosca. Un primo bollettino racconta di almeno due morti. L’azione militare di Kiev arriva mentre Stati Uniti e Ucraina stanno portando avanti i negoziati di pace in Arabia Saudita. È un’azione militare volta ad incentivare Putin ad accettare la tregua aerea del conflitto. Intanto interviene il Sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin: “La difesa aerea del Ministero della Difesa continua a respingere un massiccio attacco di droni nemici a Mosca. I detriti di un drone hanno anche provocato un morto vicino a Mosca. Ad ora 58 velivoli senza pilota nemici sono già stati abbattuti. Gli specialisti dei servizi di emergenza stanno lavorando sul sito in cui sono caduti i detriti”. Kiev tenta dunque di battere un colpo. Ma non sarà semplice, Putin non si scompone tanto facilmente, soprattutto adesso che Trump lo difende.
Droni su Mosca, per il Cremlino l’accatto potrebbe compromettere il dialogo
L’Ucraina ha attaccato Mosca per far accettare a Putin la tregua aerea del conflitto. Ma l’obiettivo non è stato raggiunto, perché dal Cremlino fanno sapere che l’azione militare di Kiev vuole far saltare il processo di pace. C’era da aspettarsela questa reazione. Secondo il portavoce Peskov l’azione “Potrebbe compromettere la tendenza al dialogo appena emersa”. Mentre dal Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che “L’attacco ucraino serve da avvertimento all’Occidente che ora dovrà fare i conti con la follia di Kiev. Questo è un segnale alla comunità internazionale, all’Occidente collettivo, che è collettivo solo in superficie e totalmente frammentato nella pratica, che ora dovrà fare i conti con la follia scatenata del mostro che ha allevato, nutrito, equipaggiato, dotato di armi senza controllo e inondato di denaro”. Parole dure, decise, ma che non chiudono il dialogo. Lo spiraglio rimane aperto, per adesso.
Von der Leyen: “La pace nella nostra Unione non può più essere data per scontata”
La discussione sul riarmo dell’Europa divide molti schieramenti, di Governo e d’opposizione. Ma la Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, sembra non avere dubbi e va avanti. Intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo ha detto che “la pace nella nostra Unione non può più essere data per scontata. Siamo di fronte ad una crisi di sicurezza europea. Ma sappiamo che è nelle crisi che l’Europa è sempre stata costruita. Quindi, questo è il momento della pace attraverso la forza. È il momento di una difesa comune. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sarà necessario più coraggio. E altre scelte difficili ci attendono. Il tempo delle illusioni è finito”. Parole pronunciate nel ‘centro dell’Europa’ e che caratterizzano indelebilmente la drammatica fase che stiamo vivendo. La tenuta dell’Europa è messa a dura prova, ed una cosa è certa: qualunque strada deciderà di percorrere sarà affastellata di grandi difficoltà.
Israele toglie elettricità alla Striscia di Gaza. In salita i colloqui di Doha per la ‘Fase 2’ della tregua
Nella Striscia di Gaza torna a salire il nervosismo. La prima fase degli accordi che hanno permesso la tregua è ormai finita. Si sapeva che il difficile sarebbe arrivato adesso, con la seconda fase. Per il rinnovo del cessate il fuoco ci saranno nuovi colloqui a Doha, in Qatar. Ma questo secondo passaggio non si è aperto nel migliore dei modi. Israele domenica ha deciso di tagliare le forniture di elettricità nella Striscia, cosa che ovviamente non è stata di aiuto né per i negoziati né soprattutto per la popolazione palestinese già disastrata. Altresì, il ministro delle Finanze di Tel Aviv, Bezalel Smotirch, ha affermato che Israele tornerà presto a combattere, e che questa volta il nuovo capo di Stato Maggiore ha un piano militare più rapito ed intenso di prima. Parole che non aiutano il negoziato, ma è noto che sono in molti a remare contro una soluzione diplomatica del conflitto.
Georgia, ancora un altra condanna per l’ex Presidente Saakashvili
Dalla Georgia arriva la notizia di una nuova condanna per l’ex Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, recluso dal 2021 per una condanna di sei anni per abuso di potere. Adesso arriva per lui una nuova condanna: dovrà scontare anche nove anni per appropriazione indebita, anche se questi anni non si sommeranno ai precedenti ma li andranno ad allungare di altri 3 anni. Ma la situazione non sembra però chiudersi. Per lui sono ancora aperti altri due procedimenti penali. Uno per la violenta repressione che avrebbe ordinato contro le numerose manifestazioni antigovernative che esplosero nel 2007 in Georgia; mentre l’atro procedimento sarebbe per l’attraversamento illegale del confine avvenuto quattro anni fa. La storia ha dell’incredibile. Alla vigilia delle elezioni locali, condannato in contumacia, Mikheil Saakashvili ritornò nel suo Paese nascosto in un traghetto merci, speranzoso in una sollevazione popolare in suo favore, ma che poi non avvenne.
I Popolari europei (Ppe) svoltano a destra sulle politiche per i migranti
Cambia la politica sull’immigrazione del Partito popolare europeo. “In Europa solo un migrante su quattro senza diritto di soggiorno viene rimpatriato, questo deve cambiare: l’Ue e i suoi Stati membri devono intensificare il rimpatrio dei migranti irregolari, quelli che rappresentano una minaccia per la nostra sicurezza devono andarsene”. A prendere questa posizione è stato l’Eurodeputato del Partito popolare europeo Tomas Tobe. La dichiarazione sembrerebbe essere a tutti gli effetti rappresentativa di una nuova linea dei popolari sul tema. Tobe ha poi riconosciuto la validità della proposta della Commissione Ue sui rimpatri. Proposta quest’ultima ancora da approfondire ma che già presenta importanti elementi di novità al proprio interno, come ad esempio la possibilità di istituire degli “hub” per il rimpatrio in Paesi terzi. La questione andrà ad impattare anche sul progetto ‘Albania’ nel quale la Meloni ha investito molto, sia in termini politici che in termini economici.
La Siria non trova pace, altri scontri, almeno 1000 i morti
La Siria sembra non trovare pace. Il sangue non smette di scorrere. Dopo gli attacchi lanciati in varie parti del Paese dalla minoranza religiosa degli alawiti, rimasti fedeli al deposto presidente Bashar al-Assad, sono arrivati adesso nuovo video che testimonierebbero nuove rappresaglie. I video farebbero riferimento alla cittadina di Jableh, dove gruppi di uomini armati fino ai denti si aggirano per le strade sparando in ogni direzione e lanciando granate dentro ai ristoranti al grido di “Allah akbar”. Una situazione che si fa sempre più tesa e carica di morte, visto che in questi incidenti sono morte almeno mille persone, tra cui molti civili. “Il presidente siriano, l’islamista Ahmed al-Sharaa, ha promesso che verrà ripreso velocemente il controllo della situazione in tutto il Paese. Nel farlo ha ordinato una contro-rappresaglia che ha già provocati nuove vittime civili, questa volta tra gli alawiti”.
La Siria è un’altra polveriera che potrebbe esplodere
In Siria il rischio di ricadere definitivamente nel caos è ormai molto alto. Le forze filo-governative stanno rispondendo senza nessuna titubanza alle insurrezioni della minoranza religiosa degli alawiti, rimasti fedeli al deposto presidente Bashar al-Assad. Le notizie che arrivano dalla Siria sono drammatiche: si parla addirittura di 1.093 civili uccisi e massacrati. Secondo un rapporto dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, la quasi totalità di questi morti apparterrebbero proprio alla minoranza musulmana alawita, vittime di esecuzioni sommarie effettuate dalle forse di sicurezza o da gruppi alleati. Una situazione che probabilmente è destinata a peggiorare. Ricordiamo che la forza islamista che governa il Paese è salita al potere l’8 dicembre del 2024, mentre il deposto presidente fuggiva probabilmente in Russia dall’amico Putin. Anche questo della Siria è un campo nel quale le forze internazionali stanno giocando un’altra partita dagli esiti incerti.
La Groenlandia ha votato: vince il centro-destra
La Groenlandia è andata al voto: ha vinto l’opposizione di centro-destra. La Groenlandia è arrivata prepotentemente alle cronache politiche mondiali per le affermazioni del Presidente degli Stati Uniti. Infatti, Donald Trump aveva manifestato il suo interesse proprio sulla Groenlandia, territorio fondamentale dal punto di vista geopolitico. Queste elezioni hanno premiato la voglia d’indipendenza della Groenlandia verso la lontana madre patria danese. Una dinamica che inevitabilmente ha influito sull’esito elettorale. Il voto ha premiato il partito democratico con oltre il 30%. Bene anche i nazionalisti di Naleraq con il 23%. La mannaia elettorale è invece caduta sui partiti del governo uscente: gli ambientalisti di sinistra si fermano al 21% e si socialisti non vanno oltre il 15%. Il partito uscito vincente dalla tornata elettorale, Demokraatik, propone un avvicinamento graduale all’indipendenza. Però vuole essere un passaggio graduale, un distacco non traumatico. Il primo passo verso gli Stati Uniti di Donald Trump?
La Groenlandia ha scelto il suo nuovo leader: chi è Jens-Frederik Nielsen?
Si è votato anche in Groenlandia, dove ha vinto il centro-destra. Ma chi è il nuovo leader Jens-Frederik Nielsen, capo del partito Demokraatik che ha vinto le elezioni? Già Ministro dell’Industria e delle Materie Prime, Nielsen è un ex campione di badminton, quella disciplina simile al tennis, con racchette ed un oggetto leggero a forma conica aperta da colpire al posto delle palline. Per la formazione del nuovo Governo dell’Isola Nielsen ha dichiarato di essere disponibile a negoziare con tutti. Una posizione di equilibrio che tanto serve all’Isola, soprattutto per quel che potrebbe accadere nei prossimi tempi. Non solo strategica per le linee di commercio ma anche e soprattutto per le risorse di terre rare che giacciono sotto i ghiacci. L’appetito del mondo per la Groenlandia sembra salire. Ma Nielsen è prudente anche sul processo per l’indipendenza, dimostrando la sua attenzione per il mantenimento dell’unità interna.
Pakistan, miliziani del Baloch Liberation Army assaltano un treno e prendono in ostaggio 180 passeggeri
Dal Pakistan arrivano notizie preoccupanti. Un gruppo di uomini armati hanno fatto deragliare un treno bombardando i binari prima di fare irruzione a bordo. Un vero e proprio assalto, avvenuto in una parte montuosa del Belucistan. A compierlo sembrerebbero essere stati alcuni militanti appartenenti al Baloch Liberation Army, un gruppo di nazionalisti del Belucistan che chiede l’indipendenza per la loro provincia che si trova al confine tra Afghanistan e l’Iran. Nelle rivendicazione del gruppo le accuse al Pakistan di discriminazioni e di sfruttare le loro risorse minerarie. I ribelli hanno preso in ostaggio 182 passeggeri ed ucciso 20 soldati che si trovavano a bordo del treno. Almeno 100 degli ostaggi sono stati poi liberati dalle forze dell’esercito.
Il mondo sull’orlo di una crisi di nervi: analisi dei focolai di instabilità
“Mettiamola così: il mondo è prossimo ad una crisi di nervi. I sintomi ci sono tutti. Colpa degli equilibri geopolitici che stanno cambiando. I focolai della instabilità ne sono la causa e l’effetto. Due le figure centrali: l’aspirante autocrate Trump e lo zar Putin”. A scriverlo è Enrico Pirondini su Blitz Quotidiano, in un articolo sui focolai di instabilità nel mondo che stanno provocando pericolose dinamiche che hanno ricadute politiche ed economiche di non poco conto. “E ce n’è pure un terzo in agguato”, continua Pirondini nella sua analisi, “il presidente cinese XI Jinping, segretario generale del PCC, in sella dal 2013, erede di Mao e dintorni. Siccome è saltato il coperchio in Medioriente, il finto pacioso pechinese minaccia di scatenare un terremoto nell’Indio-Pacifico”. Se sei interessato all’intera lettura dell’articolo clicca al link qua sotto.
Sciolta la prognosi su Papa Francesco: non è più in pericolo di vita
Sciolta la prognosi su Papa Francesco: non è più in pericolo imminente di vita. La notizia è di quelle che fanno fare un sospiro di sollievo, ed arriva dopo una fase particolarmente critica. L’ultimo bollettino medico, visti i risultati anche degli ultimi esami fatti e della buona reazione che l’organismo ha dimostrato di avere rispetto alle cure prescritte dai medici, parla in sintesi di un’infezione polimicrobica e di una polmonite bilaterale che non fanno più paura. Tuttavia si legge che “in considerazione della complessità del quadro clinico e dell’importante quadro infettivo presentato al ricovero, sarà necessario continuare, per ulteriori giorni, la terapia medica farmacologica in ambiente ospedaliero”. Quindi Papa Francesco per adesso non potrà lasciare il Policlinico Gemelli. Servirà del tempo, sia per tornare in Vaticano ma anche e soprattutto per ritrovare le migliori energie. Il Papa era stato ricoverato il 14 febbraio.
ItaliaOggi
Terremoto ai Campi Flegrei, scossa con magnitudo 4.4
Una forte scossa di terremoto, magnitudo 4.4, ha colpito, all’una di notte circa, i Campi Flegrei. Le persone si sono riversate per strada. L’evento rientra nello sciame sismico ben conosciuto dagli esperti e che sta interessando tutta la zona. Un solaio crollato ha ferito una donna a Bagnoli, ma per fortuna si parla solo di escoriazioni. Per il resto molta paura. Ma rimane alta l’attenzione sul vulcano. Gli esperti hanno dichiarato che per adesso non ci sono segnali di una eruzione. Il sisma è dovuto al rialzamento del suolo, che tende a salire per colpa dei gas che fuoriescono in profondità dal magma. Finché questo processo andrà avanti, anche le scosse di terremoto proseguiranno. Situazione molto delicata. I sindaci dei comuni coinvolti ed il Prefetto hanno assicurato che partiranno tempestivamente le verifiche sugli edifici e sul territorio.
Il terremoto ai Campi Flegrei è dovuto al suolo che si sta sollevando
Il terremoto ai Campi Flegrei è dovuto al rialzamento del suolo, conseguente ai gas che fuoriescono dal magma. Una situazione ben conosciuta ma questa volta c’è più attenzione, dicono gli esperti, perché la velocità con la quale il suolo si sta sollevando è molto più rapida che in passato. “Recentemente si è triplicata la velocità di sollevamento del suolo, passando da 1 a 3 centimetri al mese” ha affermato la Direttrice del Dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Francesca Bianco. “Quanto è avvenuto la notte scorsa non è inaspettato, anche se non è possibile stabilire quando arriverà un terremoto né quale intensità avrà. È in corso un’ulteriore intensificazione della crisi bradisismica rispetto al 2023. Non abbiamo assolutamente evidenze di magma a bassa profondità, un segnale tipico di un eruzione”. Il Rione Terra di Pozzuoli è stata la zona dove il sisma si è fatto più sentire.
Campi Flegrei: “Nessuna evidenza di un’eruzione imminente”
Al Dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne sono sicuri: “Per ora non misuriamo alcun tipo di processo che ci dia evidenza di un’eruzione imminente”. Ed è già qualcosa, anche se com’è ben noto, questo campo, non permette di avere certezze. Mauro Di Vito, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha precisato che “Non ci sono cambiamenti rispetto alla situazione precedente, ma certo ci preoccupa. È un processo che sta continuando a una velocità sostenuta e possiamo aspettarci altra sismicità. Non c’è una relazione diretta tra sollevamento e magnitudo, si tratta comunque di terremoti, che sono imprevedibili”. Ma quali sono i tre maggiori rischi del vulcano? Sismico, come sta accadendo adesso, che mette a dura prova la resistenza delle struttura; poi c’è il rischio geochimico, per il rilascio di Co2 e che se troppo concentrata può generare anche la morte, ed in fine quello eruttivo, cioè la fuoriuscita di magma.
Campi Flegrei, il Ministro Musumeci firma il decreto per la mobilità straordinaria della Protezione Civile
Il terremoto ai Campi Flegrei preoccupa cittadini ed istituzioni. La forte scossa di magnitudo 4.4 che ha acutizzato lo sciame già in corso da mesi, conseguente al rapido sollevamento del suolo, ha attivato tutte le procedure per la sicurezza della popolazione. Il Ministro alla Protezione Civile, Nello Musumeci ha firmato il decreto per disporre la mobilitazione straordinaria del Servizio Nazionale di Protezione Civile per l’area dei Campi Flegrei. “Il provvedimento -ha spiegato il Ministro- si è reso necessario a supporto della Regione Campania, per fronteggiare la situazione di criticità determinatasi con lo sciame sismico, con numerosi aventi molto superficiali, di cui uno di magnitudo 4.4, che ha determinato una grave situazione di pericolo per l’incolumità delle persone e per la sicurezza dei beni pubblici e privati. Il Ministro ha poi affermato che “l’obiettivo è di concorrere a fornire, in caso di necessità, l’assistenza ed il soccorso alle popolazioni interessate”.
La guerra dei dazi: Trump minaccia il 200% su alcolici Ue
L’Unione europea ha risposto ai dazi americani con una politica di controdazi del 25% Il Presidente Trump non l’ha presa benissimo ed ha minacciato dazi al 200% su alcolici Ue. “Se questa tariffa non verrà rimossa immediatamente, gli Stati Uniti imporranno a breve una tariffa del 200% su tutti i vini, champagne e prodotti alcolici in uscita dalla Francia e da altri Paesi Ue. Sarà ottimo per i prodotti di vino e champagne negli Stati Uniti” ha scritto il tycoon. Ma quali ricadute avrebbe per il vino italiano che va negli Usa? “Speriamo che questa di Trump sia solo una provocazione, una tassazione al 200% sui vini azzererebbe di fatto le vendite verso gli Stati Uniti, che sono il nostro primo mercato di sbocco italiano per il vino, con quasi 1,9 miliardi euro e un peso sulle esportazioni agroalimentari oltreoceano del 26%” è stato il commento del Presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.
Wall Street trema, i dazi di Trump fanno paura
La politica commerciale dei dazi messa in campo da Trump fa paura anche agli Stati Uniti. Wall Street continua a soffrire. Il Nasdaq ha chiuso con un calo del 4%, che nelle due ultime settimane raggiunge 11%. L’indice S&P500 è sceso del 2,7%. La situazione è complicata anche negli indici europei. Francoforte -1,7, Parigi e Londra -0,9, mentre Milano -0,95. Insomma, in generale questa prima porzione di Presidenza non sembra aver convinto l’economia. Anzi. Alla Casa Bianca minimizzano ma la questione invece è centrale. Trump si è giocato molto in campagna elettorale. Ha promesso “l’età dell’oro” e dunque non si può permettere nessun risultato negativo sulla linea che sta tenendo. Intanto anche i rendimenti dei titoli di Stato americani sono in calo. Chissà, forse sarà l’economia a sconfiggere le politiche di Donald Trump? Sarebbe una nemesi per il Presidente, sconfitto proprio da quel mondo che l’ha reso quasi invincibile.
Trump, dazi al Canada, ma poi trova l’accordo e cancella tutto
La guerra commerciale dei dazi scatenata da Trump fa impazzire i mercati. Ed è un continuo di alti e bassi che brucia e stressa le ‘piazze degli affari’. L’Ontario non aveva ancora finito di dire che avrebbe inserito dazi del 25% agli Stati Uniti per l’energia, che subito il tycoon ha tuonato: 50% di dazi su acciaio ed alluminio in arrivo dal Canada. Una vera bomba commerciale. Ma poi è successo che Canada e Stati Uniti hanno trovato un accordo e tutto è tornato come prima: l’Ontario toglie i dazi sull’energia e gli Usa hanno fatto sparire i loro su acciaio e alluminio. La tattica ormai è chiara a tutti. Trump fa esattamente quel che ha già fatto nel primo suo mandato ma questa volta con una decisione di gran lunga maggiore. Rimane da chiedersi per quanto tempo l’America reggerà questo terremoto. Tutti temono una possibile recessione.
La guerra dei dazi, Trump parla e le borse crollano
Donald Trump parla di dazi e le borse crollano. E non potrebbe essere altrimenti perché prima di tutto i mercati soffrono queste condizioni di instabilità e poi perché sanno benissimo che la guerra commerciale dei dazi, se prolungata, porta verso l’inevitabile recessione. Una prospettiva che ovviamente provoca incertezza e quindi le borse chiudono in ribasso. Il meccanismo è automatico. Francoforte ha chiuso in flessione dell’1,3%, esattamente come Parigi. Londra invece è scesa dell’1,2%, Milano dell’1,4%. Mentre il settore in maggiore sofferenza è ancora quello dell’auto. Stellantis perde oltre il 5%, Volkswagen arriva a perdere il 3%, BmW chiude a -1,5%, Mercedes -1,9%. Giù anche i costruttori americani che hanno stabilimenti in Messico e Canada, mentre la Casa Bianca continua a sminuire il crollo di Wall Street di questi giorni. C’è una domanda che sottende a tutto questo: chi c’è adesso nella stanza dei bottoni, la politica, l’economia o la tecnologia?
L’Europa risponde ai dazi americani con una politica di controdazi
L’Europa risponde ai dazi di Trump, e lo fa con una politica di controdazi del 25%. Non si poteva fare altrimenti. Con l’entrata in vigore dei dazi americani del 25% su acciaio e alluminio, che ovviamente vanno colpire anche l’Europa, a Bruxelles hanno risposto a tono, con quella che è stata considerata una risposta difensiva “proporzionata” all’attacco commerciale americano. La Commissione europea fa sapere che i dazi partiranno dal primo aprile e colpiranno prodotti americani per un valore di 26 miliardi di dollari. Gli importatori americani dovranno pagare per questa tariffa aggiuntiva fino a 6 miliardi di euro. La lista dei prodotto che verranno interessati è molto lunga. Una vera e propria follia quella della nuova Presidenza americana, dagli esiti incerti. Una cosa però è sicura, le Borse non sembrano dare ragione al tycoon e questo può diventare, o è già diventato, un problema.
“I dazi sul Canada rischiano di affossare l’industria dell’auto Usa”
“I dazi di Trump rischiano di affossare l’industria dell’auto Usa. Si tratta di una decisione ad altissimo rischio che il tycoon fa finta di non conoscere”. Lo scrive Lorenzo Briotti in un articolo su Blitz Quotidiano. “Trump sa benissimo il rischio che corre facendo la guerra al Canada, ma pensa una cosa e poi invece fa il suo opposto. Si tratta quindi di un caso di dissonanza cognitiva che rischia di far crollare l’economia di mezzo mondo ed anche la sua. Anche perché Ford, General Motors e Stellantis ci metterebbero anni a tornare a produrre negli Stati Uniti”. Nell’articolo si legge che “il Canada, così come il Messico, è parte della produzione automobilistica nordamericana fin dagli inizi del 1900.” La guerra dei dazi dunque preoccupa, e se è vero che il problema è nella “dissonanza cognitiva” del Presidente degli Stati Uniti, allora siamo messi veramente male.
Warren Buffet avverte: “Col tempo, i dazi sono una tassa sui beni”
Warren Buffet, il leggendario investitore, avverte Trump: “I dazi sono un atto di guerra, in una certa misura”. Intervistato dalla CBS News ha poi aggiunto che “Col tempo, i dazi sono una tassa sui beni. Voglio dire, la fatina dei denti non li paga!”. Verrebbe da dire a buon intenditor poche parole. Poi Buffet ha utilizzato una sua lettera annuale agli azionisti per mettere in guardia la Casa Bianca dallo spendere i soldi saggiamente, per coloro che ne hanno bisogno, per coloro che “hanno estratto le pagliuzze corte nel gioco della vita”. Un monito verso la solidarietà, un messaggio chiaro. Buffet ha anche esortato i legislatori ad aiutare a preservare un dollaro statunitense stabile, affermando che la “follia fiscale” può distruggere il valore della moneta cartacea e che il Paese a volte “è arrivato vicino al limite”. Parole sagge, e chissà se verranno fatte proprie da questa nuova Presidenza americana.
BlitzQuotidiano
Le azioni di Tesla sono in crisi: è finito il tempo dell’oro?
Per Tesla le cose non vanno bene. La casa automobilistica di Elon Musk sta segnando un record negativo dopo l’altro. È forse finito il suo tempo? Le immatricolazioni sono crollate in Cina e soprattutto in Europa, con il centro della disfatta che si è posizionato nel mercato tedesco, dove probabilmente non sono state gradite le interferenze di Musk nelle ultime elezioni politiche. Il proprietario di Tesla infatti aveva confezionato un endorsement per il partito di estrema destra AfD. Molti analisti si stanno chiedendo se sia questo l’inizio della fine per il marchio di auto elettriche Tesla, e cioè se vada ad aprirsi adesso una fase di recessione dopo un lungo ‘periodo dell’oro’ ha portato molti utili. Adesso ci sarà anche da capire per quanto tempo ancora gli investitori continueranno a credere nella visione strategica di Musk e quali ricadute avranno le vicende politiche sui suoi affari.
Si moltiplicano le proteste negli showroom di Tesla in tutto il mondo
Per il marchio di auto elettriche Tesla non è solo il momento della crisi di immatricolazioni. Sembrerebbe essere dentro ad un processo molto più complicato che ha un peso politico e di opinione pubblica. Come se non bastassero gli impietosi numeri di quest’ultimo periodo sulle vendite crollate in Cina e Europa, il marchio Tesla inizia ad essere anche nel mirino dell’opinione pubblica. Si stanno infatti moltiplicando negli showroom di Tesla di tutto il mondo manifestazioni di protesta per le azioni politiche portate avanti da Musk. E se è vero che gli affari si fanno anche con l’immagine, allora il CEO di Tesla deve preoccuparsi per quel che sta accadendo. In qualche maniera Musk sta cercando di fermare questo attacco contro di lui, ed ha accusato George Soros -noto donatore per i democratici- ed altri, di aver finanziato proprio questi gruppi di contestatori che si stanno scagliando contro la sua azienda.
Il titolo di Enel gode di ottima salute: Bloomberg gli accredita 25 raccomandazioni per l’acquisto
Bloomberg premia il titolo di Enel con venticinque raccomandazioni d’acquisto. Un risultato molto importante, che va a confermare Enel come uno dei titoli principali e più appetibili della Borsa Italiana. Questa ulteriore certificazione, consolida l’operato del gruppo energetico, che negli ultimi anni ha investito molto per irrobustire i proprio asset. La fiducia degli operatori finanziari nasce da un’analisi attenta di molti indicatori che hanno portato alle venticinque raccomandazioni. L’alto numero raggiunto da Enel dice molto, e soprattutto conferma la vocazione internazionale del titolo, che dimostra di essere competitivo anche all’estero. È la conferma che il titolo è capace di avere una copertura più ampia rispetto ad italiane meno conosciute all’estero. Tuttavia, si piazzano dietro ad Enel anche altre buone performance, come il titolo di Intesa Sanpaolo con 20 giudizi, Saipem 16, mentre Pirelli e Unicredit si fermano a 15.
Scende il prezzo della benzina al self-service: in media sotto l’1,8 euro al litro
Il Italia la benzina è cara. Secondo il Quotidiano energia però, qualcosa sta cambiando, soprattutto al self-service. Sarà forse il costo del petrolio che sta scendendo e che provoca effetti positivi sulla filiera: tant’è che gli ultimi dati sembrerebbero registrare un’inversione di tendenza che farebbe sorridere i portafogli degli italiani. Infatti, la media nazionale della benzina in self-service si porta sotto 1,8 euro al litro per la prima volta dal 10 gennaio. Il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self è di 1,798 euro al litro. Mentre per quanto riguarda il prezzo medio del diesel self è di 1,703 euro al litro, con diversi marchi tra 1,691 e 1,718 euro. Per quanto riguarda invece sul servito, per la benzina il prezzo medio è di 1,940 euro al litro. La media del diesel servito si ferma a 1,846 euro.
L’Italia esporta sempre più armi: Qatar, Egitto e Kuwait i nostri clienti migliori
Si fa un gran parlare di riarmo. Soprattutto dopo la proposta arrivata dalla Presidente Von der Leyen per un piano complessivo da 800 miliardi per la spesa militare. Gli Stati sono alle prese con i propri bilanci. Ma l’Italia produce armi? E qual è il suo eventuale giro d’affari? Secondo il report diffuso dall’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca della Pace, nei quattro anni che vanno dal 2020 al 2024, l’Italia ha aumentato le esportazioni di armi del 138%. Risultato quest’ultimo che ci ha permesso di passare dal decimo al sesto posto nella classifica degli Stati che esportano di più al mondo. Da sottolineare che l’aumento del 138% registrato dall’Italia fa del nostro Paese quello con la maggiore variazione nel volume delle esportazioni. Tra i principali destinatari delle nostre armi, troviamo il Qatar con il 28%, seguito dall’Egitto con il 18%, ed il Kuwait anch’esso con il 18%.
Il Gruppo Leonardo ha chiuso il 2024 con un risultato netto di 1,1 miliardi di euro
Ottima performance per il Gruppo Leonardo. Ha chiuso il 2024 con un risultato netto di 1,1 miliardi di euro. Il Gruppo, controllato per il 30% dal Tesoro è migliorato del 63% rispetto al risultato ottenuto nel 2023. È facile dire che per tutti i gruppi produttori di armi questo è un periodo d’oro. Anche per Leonardo valgono le medesime ovvietà. La corsa al riarmo dei Paesi europei vale molto in termini di crescita. Da evidenziare come Leonardo stia cercando anche di aprirsi a diverse collaborazioni. Recentemente ha stretto un accordo con la tedesca Rheinmetall per la costruzione di un nuovo carro armato destinato alle forze armate europee. Altresì, ha realizzato un’intesa con i turchi di Baykar per droni militari, prodotto nel quale la Turchia eccelle. Per Leonardo allora si prevedono tempi buoni, con ordini in crescita a 26,2 miliardi da 20,9 del 2024.
Italgas S.p.a. ha l’autorizzazione per acquisire 2i Rete Gas S.p.a.
L’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato ha autorizzato con condizioni l’acquisizione di 2i Rete Gas S.p.a. da parte Italgas S.p.a.. “L’operazione, che riguarda i due maggiori distributori di gas naturale in Italia, poteva comportare criticità concorrenziali in merito alle future gare d’ambito per l’individuazione dei concessionari del servizio di distribuzione del gas in ben 65 ambiti territoriali italiani (ATEM). Adesso, a seguito di una procedura complessa, alla quale hanno partecipato numerosi operatori e associazioni di settore, l’Autorità ha autorizzato l’operazione di acquisizione di 2i Rete Gas S.p.a. da parte di Italgas S.p.a. “subordinandola al rispetto di misure dismissive e comportamentali”.
Fallita l’azienda svedese Northvolt: era la speranza europea per la produzione di batterie elettriche per auto
L’azienda svedese Northvolt ha ufficialmente dichiarato il suo fallimento. La notizia è importante perché quest’azienda era una delle maggiori speranze europee nella corsa alla produzione di batterie per auto elettriche. Un colpo molto duro, per più ragioni. Intanto perché ormai le auto elettriche sembrerebbero essere il punto di arrivo, ma anche di partenza, di un settore sempre più in crisi. E quindi essere competiti su questo versante, vorrebbe dire riuscire a salvare posti di lavoro e produzione. Altro aspetto riguarda le dinamiche internazionali, perché come sappiamo, i produttori mondiali di batterie per auto elettriche sono cinesi e americani, e questo è un fattore non banale. Si poteva cominciare a ragionare sulla possibilità di ridurre questa dipendenza, ma purtroppo la Northvolt ha accumulato addirittura debiti per 5,8 miliardi di dollari. I motivi? Calo della domanda di batterie e la produzione che ha subito ritardi. Escluso qualsiasi salvataggio pubblico.
Con Trump, i cinque miliardari presenti al suo giuramento, stanno perdendo miliardi di dollari
Le politiche del Presidente degli Stati Uniti non fanno bene nemmeno ai super ricchi americani. Quando Donald Trump ha giurato, all’inizio del secondo suo mandato alla Casa Bianca, erano presenti i cinque grandi miliardari americani: Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Sergey Brin e Bernard Arnault. Secondo il Bloomberg Billionaires Index, nelle ultime sette settimane hanno perso in Borsa ben 209 miliardi di dollari. Lo riporta Gianluca Pace in un articolo su Blitz Quotidiano. “Secondo i calcoli, le aziende dei cinque miliardari hanno bruciato complessivamente 1.400 miliardi di dollari di valore di mercato dal 17 gennaio, l’ultimo giorno di contrattazione prima del Trump day. Ma indovinate chi ha finanziato la campagna elettorale di Trump?” si domanda Gianluca Pace, “Chi? Sicuramente sarà stato un comunista. O un messicano. O un messicano comunista”.
Gucci sceglie il suo nuovo Direttore Artistico: sarà Demna, georgiano, 44 anni
Gucci ha scelto il suo nuovo Direttore Artistico: sarà Demna, georgiano, 44 anni, da quasi dieci anni alla guida di Balenciaga. L’incarico diventerà effettivo dal prossimo luglio. Una decisione importante per il nota griffe di alta moda. “Demna è uno dei più grandi designer di questa generazione: sa entrare in contatto con le nuove generazioni come pochi altri” hanno detto Francesca Bellettini e Stefano Cantino, Vicedirettrice Generale responsabile dello sviluppo della maison Kering e Amministratore delegato di Gucci. “Il suo progetto è radicato nell’identità di Gucci: Demna è bravissimo a filtrare i codici e renderli propri”. Una notizia molto importante quella dell’arrivo di Demna, che rappresenta un passaggio centrale per il marchio Gucci. Dopo gli anni di Alessandro Michele, e Sabato De Sarno, adesso la maison sembrerebbe essere arrivata ad una svolta. Un cambio radicale, una sorta di annuncio di un nuovo futuro che vuole essere per Gucci ‘virale’.
Università: la Sapienza di Roma la prima al mondo per studi classici e storici
Nella classifica delle migliori università al mondo per disciplina l’Italia è al settimo posto. Ma non solo: il report QS World University Rankings by Subject ci dice anche che, per il quinto anno consecutivo, ci piazziamo al primo posto per quanto riguarda gli studi classici e storici. A far sventolare il tricolore più in alto di tutte le altre bandiere è la Sapienza di Roma. Interessante notare che a livello europeo siamo la seconda nazione, dietro alla Germania. Dunque un risultato complessivo importante per le nostre università. La contraddizione nasce se andiamo a confrontare la media dei laureati in Italia con quella europea. Un divario a nostro sfavore che la dice lunga. In questa classifica siamo tra gli ultimi. Potremmo affermare di avere buone facoltà ma un numero basso di laureati: un problema non da poco. Comunque, nella classifica mondiale, l’università più performante, la prima classificata, rimane Harvard.
‘La locandina’ di Blitz Quotidiano consiglia “Dallas Buyers Club” per la regia di Jean-Marc Vallèe
‘La locandina’ di Blitz Quotidiano consiglia Dallas Buyers Club, un film per la regia di Jean-Marc Vallée. “Verso la metà degli anni Ottanta, il texano Ron Woodroof (Matthew McConaughey) si ritrova a condurre un’esistenza scapestrata, segnata dall’abuso di alcol, dal sesso e dall’uso estremo di droghe. Ron contrae poi l’HIV e i medici lo mettono al corrente della drammatica verità: gli rimane circa un mese di vita. In ospedale l’uomo conosce la dottoressa Eve Saks (Jennifer Garner), che gli illustra nuove sperimentazioni con l’AZT, un farmaco approvato ma al quale Ron non può accedere. Corrompendo un inserviente, riesce in qualche modo a procurarselo, ma l’utilizzo incontrollato del farmaco, in contrasto con i vizi perpetui di Ron, gli causa un grave collasso. Dopo essersi risvegliato in ospedale, Ron fa la conoscenza di Rayon (Jared Leto) una donna transgender tossicodipendente con la quale fonderà il Dallas Buyers Club…”
BlitzQuotidiano
‘La locandina’ di Blitz Quotidiano consiglia la visione di Terminator 2, per la regia di James Cameron
La locandina di Blitz Quotidiano consiglia Terminator 2 per la regia di James Cameron. “Dieci anni dopo gli eventi del primo film”, scrive Giuseppe Avico nella sua recensione, “ritroviamo Sarah Connor (Linda Hamilton), ricoverata in un manicomio criminale mentre tenta di convincere inutilmente i medici dell’esistenza di un Terminator, quello che l’ha attaccata e dal quale è riuscita a sfuggire per miracolo. Suo figlio, John (Edward Furlong), è un ragazzo irrequieto, sregolato, momentaneamente affidato a una famiglia residente a Los Angeles. Ancora una volta, dal futuro arriva qualcuno, o qualcosa, ovvero due differenti Terminator. Il primo, un modello T-1000 (Robert Patrick), è stato inviato nel passato per uccidere John Connor, evitando in questo modo che diventi capo della resistenza contro i cyborg, quelli che tenteranno di prendere il controllo della Terra. Il secondo, un meno evoluto T-800 (Arnold Scwarzenegger), è stato mandato dalla resistenza per prendersi cura di John e di sua madre Sarah”.
La Bibbia è il libro più venduto in America nei primi 10 mesi del 2024: 13.7 milioni di copie
La Bibbia è stato il libro più comprato nei primi dieci mesi del 2024 negli Usa. Esattamente sono state comprate 13.7 milioni di copie. Numeri incredibili, ma che trovano una loro spiegazione nei tempi che stiamo vivendo. Gli addetti ai lavori sostengono che le persone decidono di comprarla perché sperano di trovarvi speranza, un appoggio emotivo per lenire dolore ed ansia crescente per le incertezze del presente e del futuro. In realtà, chi conosce il testo, sa benissimo che nelle pagine del libro sacro si trova tutt’altro. Per buona parte il testo è un documento di odio raziale giustificato dal valore divino. “Sono pagine tremende, di sterminio e deportazione dei vecchi abitanti della Palestina. Gli ebrei in origine non esistevano, si sono formati nei discendenti di Abramo schiavi in Egitto. Dio li libererò, imponendo loro la sua unica devozione, e li condusse nella terra promessa che però era già occupata”.
Per capire la politica di Israele bisogna leggere la Bibbia
“Israele contro tutti, per capire meglio il modo di pensare di Netanyahu e dei suoi sostenitori della destra sionista bisogna dare un’occhiata alla Bibbia”. Lo scrive Sergio Carli in un articolo su Blitz Quotidiano. L’idea di fondo è che nella religione si ritrovano le ragioni delle attuali scelte politiche. “Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese che io dò loro, agli Israeliti. Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l’ho assegnato, come ho promesso a Mosè. Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Mediterraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò”.
