Ministri contro Minniti: Ong, Onu e champagne…ecco perché l’Italia va male

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Ministri contro Minniti: Ong, Onu e champagne...ecco perché l'Italia va male
Ministri contro Minniti: Ong, Onu e champagne…ecco perché l’Italia va male

Come definire i ministri Graziano Delrio, Andrea Orlando, Maurizio Martina, Angelino Alfano, Valeria Fedeli, Marianna Madia?  Ogni parola che mi viene in mente è da querela, la affido alla trasmissione del pensiero.

Delrio, quello che va in processione in Calabria e passerà alla storia per il disastro delle province, che sabota le disposizioni di un altro ministero; Alfano, quello del pasticcio kazako e che non ha il quid, che invoca l’ Onu, covo di inettitudine a dire il meno, dove gli interessi italiani sono sempre stati calpestati;  e poi la Fedeli, ministro dell’ Istruzione con la laurea diciamo così contestata; Orlando, quello che vuole aumentarci le tasse per farci bere meno champagne e perde le elezioni in casa sua nella rossa La Spezia.

Tutti schierati a difesa delle Ong contro il ministro dell’ Interno Marco Minniti, ultimo e forse unico interprete di quel pragmatismo che fece grande il Pci.  Minniti è l’antitesi della simpatia, sembra Fouché reincarnato, ma, come Fouché,  Minniti sa che ordine e legalità sono concetti universali, sa anche che non si regola il flusso dei profughi il Governo e il partito che lo sostiene, il Pd, continueranno a perdere popolarità. Non si può non sottocrivere quello che Minniti ha detto al Parlamento: che l’accoglienza di migranti trova il suo limite e confine nella integrazione. Senza integrazione non può esservi accoglienza. E quindi i migranti non vanno aboliti e cancellati ma governati.  Invece contro Minniti si è schierato Delrio: “Nessun porto chiuso, lo dico da responsabile della Guardia costiera e delle operazioni di soccorso ai migranti”.

Risultato, la ridicola sceneggiata delle navi italiane che hanno raccolto nei pressi della costa libica i profughi da una nave di Medici senza frontiere che in Italia non avrebbe potuto attraccare in base alle disposizioni del ministro dell’ Interno.

A Minniti la misura è parsa colma e ha minacciato le dimissioni. Paolo Gentiloni ha capito che da solo non ce la avrebbe fatta e con una buona dose di sano realismo e santa umiltà si è rivolto al presidente della Repubblica Mattarella. Da lui è venuto a Minniti un sostegno pubblico totale per il suo operato, come lui ha richiesto.

Ma non c’è da fidarsi. “Delrio non la prende bene ma non si straccia le vesti: «Il tema dell’accesso ai porti delle navi Ong che non hanno firmato il codice è ancora da articolare». Nel suo entourage ricordano poi che Mattarella è stato nella sala operativa della Guardia costiera. «Ha elogiato il nostro lavoro»”. È un infernale gioco di ombre. E pensate che sono dello stesso partito…

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