Meloni e Boldrini ai ferri corti, ecco perché

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Meloni e Boldrini ai ferri corti, ecco perché
Meloni e Boldrini ai ferri corti, ecco perché

Come dar torto a Giorgia Meloni quando attacca Laura Boldrini perché vuole “imporre il bavaglio e il buonismo per legge”.
Giorgia Meloni dà l’allarme. Se si applicheranno le conclusioni della Commissione istituita dalla presidentessa della Camera per “prevenire i fenomeni d’odio”. Non è, nota la Meloni, ..) “la trama di uno scadente film di fantascienza”.

Per questi scienziati della informazione conformista (si legge anche Cominform), se volete evitare
“che le persone siano uccise per strada per la loro opinione politica, come capitato alla deputata britannica anti Brexit Jo Cox (…) è necessario limitare la libertà di espressione, mettere dei filtri a internet, istituire un «gran giurì che garantisca la correttezza dell’informazione».

Mussolini non era arrivato a tanto. Scoraggiava la cronaca nera, aveva inventato le veline e l’Albo (papà dell’ Ordine) dei giornalisti, agiva sotto traccia sapendo che un colpo di manganello è più efficace che coprirsi di ridicolo.
Stalin si affidava al sindacato e a Beria. Goebbels, il più bravo di tutti, sapeva lui come gestire l’ informazione senza dover ricorrere sempre  alla Gestapo. Pasolini era in po’ più rozzo, dati i tempi.

Purtroppo, come altre cose in Italia, la sinistra sinistra orfana del PCI di Togliatti e Berlinguer, sembra il riemergere carsico dei principi della Repubblica di Salo. Repubblica sociale si chiamava dopo tutto.
Per smontare le tesi Boldrini ispirate basterebbe sfogliare una compilation di storia. Nei secoli passati non c’erano internet né i social network eppure quante volte gli esseri umani sono stati travolti dall’odio.

Un elenco a caso. Gesù Cristo: non lo hanno condannato su Facebook, sono bastati un po’ di sobillatori del gran sacerdote. E giù alla rinfusa: Giulio Cesare, quell’ esattore del fisco linciato in Francia di cui parla Gregorio di Tours, e poi Enrico IV di Francia e poi Napoleone (scampato) e suo nipote il terzo (scampato anche lui) e poi quel Prini che aveva tosato Milano per anni in nome di Napoleone e l’ arciduca d’ Austria a Sarajevo e Mussolini, Togliatti (entrambi a vuoto) e Kennedy.

Non piacciono a chi scrive né Meloni né Boldrini. Troppo fascista di borgata la prima, troppo sinistra ipocrita al birignao la seconda. La Meloni è passata alla storia per una epica aggressione a una reporter tv australiana che aveva osato sfottere Berlusconi. Non potremo mai perdonare la Boldrini di aver fatto riaprire la Camera, di cui è presidente non per merito ma per concessione di Bersani, in pieno agosto per anticipare di qualche settimana la approvazione della abbastanza inutile e pleonastica legge sul femminicidio.

E ancor più per aver fatto sequestrare le pagine di alcuni siti internet per una supposta diffamazione, cosa che la Costituzione espressamente vieta.
Ma questa è la cifra democratica di Laura Boldrini.
La Meloni la butta sul melodramma:
“Cara presidente Boldrini, caro «gran giurì», cari inquisitori del terzo millennio: non credo che il popolo italiano rinuncerà così facilmente alla propria libertà”.
Ma sarebbe bene che tutti quelli che dovrebbero avere a cuore i valori di cui parliamo tanto, sindacato e Ordine in testa, dicessero qualcosa di sinistra. Non vogliamo il Minculpop, di qualsiasi colore ammantato.

Difendiamo l’ articolo 21 della Costituzione. Renzi non aveva messo in conto di abrogarlo. Non vorremmo lo surrogasse la Boldrini.

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