Torino, juventini fakiri, la Procura cerca i colpevoli, pesa il precedente Vincenzi…

Condividi!

Torino, per i 1000 juventini fakiri la Procura cerca i colpevoli, non solo il bajon
Torino, per i 1000 juventini fakiri la Procura cerca i colpevoli, non solo il bajon

La Procura della Repubblica di Torino ha aperto un fascicolo, per ora, si spera solo per ora, contro ignoti per “lesioni personali plurime, anche gravissime”. Ottavia Giustetti informa su Repubblica:

“E’ stata esclusa la finalità di terrorismo e non risulta ancora individuato l’evento che ha determinato il panico della folla – scrive il procuratore capo di Torino, Armando Spataro -, l’epicentro del cui iniziale e improvviso  spostamento di massa è stato individuato nella zona della Piazza San Carlo all’altezza dei numeri civici 195 e 197”.

Chi è abituato a pensar male pensa che prima o poi a madamin Appendino, con gran disdoro del suo Movimento 5 stelle, un bell’avviso di garanzia non glielo toglierà nessuno.

Con un procuratore capo come Spataro e una Procura come quella di Torino, il timore che tutto finisca a tarallucci e vino è infondato.  La colpa non è del bajon, come cantava Nilla Pizzi e ballava il negro Zumbon.

Come ha detto Fabrizio Ricca della Lega:

“C’è stata una gestione della piazza scandalosa”.

Marco Minniti, ministro dell’Interno, concorda:

“È evidente che qualcosa non ha funzionato  aTorino”

ma poi la butta fuori campo:

“L’impegno che dobbiamo prendere tutti è che certi fatti non accadano mai più».

Ma il procuratore capo, Armando Spataro, non si accontenta e, riferiscono Giustetti e Guccione,

“ipotizza le lesioni personali colpose, plurime e gravissime. Il magistrato ha fatto sequestrare in Comune documenti e ordinanze. Vuole ricostruire cosa è stato fatto per proteggere l’incolumità dei 30 mila tifosi juventini radunati in piazza per la partita più importante dell’anno. Come per un datore di lavoro che ha omesso misure di sicurezza nei confronti dei suoi operai, provocando un grave incidente con 1527 feriti. La sindaca, Chiara Appendino, il questore, Angelo Sanna, il prefetto Renato Saccone, o i loro rappresentanti, avrebbero potuto evitare gli incidenti? Il fascicolo è affidato ai procuratori, Vincenzo Pacileo e Antonio Rinaudo”.

La Appendino, che con la sua trascuratezza e distrazione ha trasformato mille tifosi juventini in altrettanti fakiri, cammina non sui vetri ma sui carboni ardenti. Alla ex sindachessa di Genova Marta Vincenzi non avere dato l’allarme di una possibile alluvione è costato 5 anni e 2 mesi. A Genova ci furono 6 morti. Qui a Torino ci sono stati 1.527 feriti, di cui mille sui vetri. Un reggimento i feriti.

Non è un caso che Beppe Grillo e Chiara Appendino hanno subito messo la museruola a un loro senatore, Alberto Airola, che aveva definito i feriti “presunti” e i numeri della Polizia “farlocchi”.

Con una faccia di bronzo che la qualifica al posto di primo ministro da tempo ipotizzato per lei in caso di probabile vittoria elettorale del Movimento, la  Appendino ha parlato come se fosse a una sessione scientifica. Godetevela qui. “Soffro con voi”, ha detto, ma lei era in tribuna d’onore a Cardiff. E a Torino? La risposta la riferisce su Repubblica Gabriele Guccione: è stata una “ragione ignota”, quella che ha trasformato “un momento di festa in un momento di terrore e sofferenza”.

Poi il colpo basso a Piero Fassino:

“L’evento ha seguito una prassi di atti amministrativi e di supporto organizzativo ormai consolidata”.

Fassino, riferisce Diego Longhin, gorgoglia:

“Si assuma le responsabilità, non dia la colpa sempre a me. Tra oggi e il 2015 c’è una differenza, oltre 1.500 feriti. (…)  Non ha alcun senso richiamarsi al 2015 quando siamo nel 2017, e la situazione di rischio è cambiata radicalmente. Il contesto di oggi richiedeva misure che non sono state prese. C’è stata una sottovalutaziome e una assoluta insufficienza di contrasto all’abusivismo e alla vendita di bevande di vetro. E in ogni caso non è vero che si è fatto come nel 2015, come dice lei sindaco. Nel 2015 sono stati messi due maxischermi, il che ha permesso una distribuzione migliore della piazza, con una organizzazione con quadranti che prevedevano vie di fuga e aree di sicurezza. Era meglio non fare la domenica ecologica, per non ridurre il contingente di vigili urbani disponibili. Senza contare che non è obbligatorio trasmettere la partita in piazza San Carlo, quando si poteva fare allo Juventus Stadium. Si assuma le responsabilità della sua carica di sindaco e del fatto che nel 2017, non nel 2015, ci sono stati 1527 feriti”.

Appendino se ne lava le mani:

“Va precisato, inoltre, che anche in eventi recenti, che hanno visto un numero similare di persone, non sono stati adottati ulteriori provvedimenti di limitazione alla vendita di alimenti o bevande in vetro o lattine, anche alla luce della sanzionabilità della vendita abusiva comunque prevista dalle norme vigenti”.

Osservazione banale: a chi toccava fare rispettare quelle norme?

Chiara Appendino ha spiegato che l’organizzazione dell’evento era stata delegata all’ente di promozione turistica del Comune, Turismo Torino. In apparenza per una ragione di ordine pratico: per evitare di dover bandire una gara per allestire il maxi schermo. Ma dal documento di concessione della piazza emerge un altro particolare: con quell’ordinanza l’amministrazione cittadina scarica sulla controllata l’intera responsabilità per danni a persone e cose. Il capo di gabinetto del sindaco, Paolo Giordana, ha coordinato le due riunioni informali convocate nelle settimane precedenti alla finale. Vi hanno partecipato rappresentanti di prefettura, questura, carabinieri, polizia municipale, vigili del fuoco e protezione civile. Ma mai nessuno dei vertici.

“Sabato sera in piazza San Carlo la polizia municipale era in numero insufficiente a controllare 30 mila tifosi: 106 vigili a presidio della zona del centro, per l’intera giornata di sabato, suddivisi in quattro turni. Quindi, in media, 25 per turno. E ci è voluta tutta la buona volontà di cittadini chiamati a raccolta in piena notte per far fronte all’emergenza. Quando le ambulanze non riuscivano a trasportare i feriti negli ospedali, la società per il trasporto pubblico ha messo a disposizione otto interi bus diretti nei pronto soccorso. Persino i tassisti hanno fatto decine di viaggi gratis per soccorrere i feriti”.
Sulla Stampa, Lodovico Poletto infierisce e dà il colpo di grazia:
“A Torino non c’era un piano di emergenza. Ignorata la circolare di Gabrielli
Disattese le misure dettate dal capo della Polizia dopo la strage di Manchester. Per piazza San Carlo assenti il centro di coordinamento, steward e punti raccolta per feriti

 

 

Condividi!

Rispondi