Tasse, Istat dice che ne parliamo di meno ma non ce ne siamo accorti perché…

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Istat scopre che paghiamo meno tasse: – 0,4 punti, ecco perché non ce ne siamo accorti e poi…

(ANSA) – ROMA, 1 MAR – Nel 2016 la pressione fiscale è scesa
in Italia al 42,9% del Pil, in calo di 0,4 punti percentuali
rispetto al 43,3% dell’anno precedente. Lo si evince dalle stime
dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana.

Il Giornale spiega il perché, la redistribuzione continua : “In particolare, le imposte indirette sono diminuite del 3,1%; tale riduzione riflette prevalentemente la riduzione dell’Irap e della Tasi. Diversamente, le imposte dirette sono risultate in aumento del 2,3%, per effetto della crescita dell’Irpef e dell’andamento positivo dell’Ires, in parte compensate dalla riduzione delle imposte sostitutive. I contributi sociali effettivi hanno segnato un incremento (1,1%) rispetto al 2015″.

Ma allora è vero, c’è la ripresa: lo dice Istat e lo conferma il Sole 24 Ore

Il Pil italiano ha registrato nel 2016 un aumento dello 0,9%. Si tratta della crescita più significativa dal 2010 ad oggi. Inoltre, evento un po’ «raro», il dato è superiore alle stime del Governo che nell’ultima previsione aveva indicato una crescita attesa dello 0,8%.

Più nel particolare nel 2016 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti in Italia è cresciuta in volume dell’1,3%, in calo rispetto al +1,5% del 2015. I consumi di beni sono aumentati dell’1,8%, quella di servizi dell’1%. Il rialzo più accentuato, in volume, riguarda la spesa per trasporti (5,3%), per alberghi e ristoranti (2,9%), per abitazione (1,3%) e per ricreazione e cultura (1,2%).

Gli investimenti fissi lordi sono risultati la componente più dinamica della domanda, con un incremento del 2,9%, superiore a quello del 2015 (1,6%). In
aumento gli investimenti in mezzi di trasporto (27,3%), macchinari e attrezzature (3,9%) e costruzioni (1,1%). L’export è aumentato del 2,4%, le importazioni del 2,9%.

Il rapporto deficit/Pil è sceso nel 2016 al 2,4% dal 2,7% (dato rivisto) del 2015: si tratta del risultato migliore dal 2007. L’Istat ha diffuso poi i dati del Conto consolidato delle Pubbliche amministrazioni: in valore assoluto l’indebitamento è di 40,708 miliardi, in diminuzione di circa 3,5 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente. Il rapporto debito/Pil è salito al 132,6% dal 132% del 2015 e l’avanzo primario in rapporto al Pil è stato pari all’1,5% (1,4% nel 2015).

Secondo Istat siamo meglio della Francia, pari agli Usa, poco sotto Germania e Francia.

Nel 2016 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.672.438 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,6% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è cresciuto dello 0,9%.

I dati disponibili per i maggiori paesi sviluppati indicano un aumento del Pil in volume in Germania (1,9%), nel Regno Unito (1,8%), negli Stati Uniti (1,6%) e in Francia (1,1%).

Dal lato della domanda interna nel 2016 si registra, in termini di volume, una crescita dell’1,2% dei consumi finali nazionali e del 2,9% negli investimenti fissi lordi. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,4% e le importazioni del 2,9%.

 

L’avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) misurato in rapporto al Pil, è stato pari all’1,5% (1,4% nel 2015).

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (AP), misurato in rapporto al Pil, è stato pari al -2,4%, a fronte del -2,7% del 2015.

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