Migranti, ecco la nuova rotta degli scafisti, 86 profughi arrivano in barca a vela da 12 metri

Migranti, ecco la nuova rotta degli scafisti, 86 profughi arrivano in barca a vela da 12 metri
Migranti, ecco la nuova rotta degli scafisti, 86 profughi arrivano in barca a vela da 12 metri. Nella foto, la nave C-Star, che era stata noleggiata per Defend Europa. Ora è ferma a motore spento al largo della Libia

Un gruppo di profughi è arrivato a Santa Maria di Leuca in barca a vela. Erano 86 migranti, provenienza Iran, Iraq e Kurdistan. stipati su una barca di 42 piedi, poco più di 12 metri. Su una barca del genere in 8 già si è in troppi. Hanno impiegato una settimana. Dicono che gli scafisti sono stati arrestati. Il seguito non  è noto ma prevedibile.

La rotta dritta sul tacco d’Italia non è una novità assoluta. Nel giugno 2016 era arrivata una barca di 13 metri, ma con meno gente a bordo, 36, somali e afghani. Un mese prima era arrivato un caicco turco di 25 metri con a bordo 52 persone di nazionalità pakistana, afghana, siriana e somala.
Nel Salento c’è chi ricorda gli sbarchi degli albanesi dopo la fine del comunismo e qualcuno ha paura. Finora si è trattato di casi, ma se il giochetto scafisti-Ong dovesse non funzionare più bene come prima, se libici e tunisini, politici e polizia, facessero sul serio, l’alternativa della rotta adriatica può diventare attraente.
La rotta della nave nera,  C Star, noleggiata da Generazione identitaria, organizzazione multinazionale di estrema destra, francese, italiana e tedesca che appoggia l’iniziativa Defend Europe si perde nel mare del  paradosso e sfiora l’isola dell’assurdo. Era bloccata dal 7 agosto al largo della costa fra Tunisia e Libia.
A questo indirizzo c’è una mappa interattiva in cui può vedere la posizione della C Star. Visto qui, il Mediterraneo fa impressione, per il pullulare di navi. Nessuno voleva fare rifornimento alla nave nera, era in corso un boicottaggio internazionale. Alla fine hanno dovuto chiedere aiuto, via centrale di soccorso di Roma e sono finiti alla mercé dei tedeschi di Sea Eye.
Ma quando  la Sea Eye si è avvicinata, quelli della ‘nave nera’ hanno rifiutato l’aiuto.  Un portavoce degli attivisti C-star ha detto che non si trovano in condizioni di emergenza e che la nave ha semplicemente spento i motori per risolvere un problema tecnico.

Solo i libici e i tunisini possono salvarci.  E a quanto pare lo fanno con impegno. “Tripoli istituisce una sua zona di soccorso Sar: le Ong si allontanano dalla costa libica”.

Marco Ludovico, sul Sole 24 Ore, spiega i termini: Tripoli annuncia la sua zona di soccorso: divieto di ingresso alle Ong. La nostra Marina entrerà in azione solo su richiesta libica per dare sostegno in caso di conflitto con i trafficanti. In porto a Tripoli c’è l’unità mtc (moto trasporto costiero) Tremiti, 56 metri di lunghezza e 33 persone di equipaggio. I militari italiani stanno lavorando per gli interventi di riparazione e funzionamento delle quattro motovedette fornite dall’Italia alla Libia. La Libia ha annunciato la nascita di «una zona di ricerca e soccorso» oltre le 12 miglia delle acque territoriali. E ha vietato a qualsiasi «nave straniera» – comprese, dunque, quelle delle Ong – di entrarvi «salvo richiesta delle autorità libiche». Senza però precisare l’estensione della zona.

Gli effetti cominciano a vedersi ed è doloroso. I migranti finiscono nel lager di Sabha. Lo dicono i numeri delle ultime settimane: si assiste ad una drastica riduzione del flusso migratorio dalla Libia verso l’Italia. E’ l’effetto dell’accordo italo-libico, sostenuto dall’Unione Europea. Decine di migliaia di migranti subsahariani bloccati. Lo raccontano le duemila testimonianze raccolte da Medici per i Diritti Umani (Medu)

Purtroppo c’è poco da fare. Fino a quando non arriverà nei posti più remoti il messaggio che le porte d’Italia non sono più spalancate, la tragedia continuera a svolgersi, sotto i nostri occhi, commossi e distratti. Non tutti abbiamo, come Laura Boldrini, la possibilità di un break in spiaggia privata con corazzieri per bagnini.

Tanto basta per alimentare il birignao. Tommaso Ciriaco su Repubblica illustra i dubbi di Delrio: “Se bisogna salvare vite, serve la nave più vicina”. E Alberto Gentili sul Messaggero si spinge a considerare quella di Marco Minniti su Delrio una vittoria di Pirro, “più una vittoria politica che pratica. Sarà ancora la Guardia costiera, che dipende da Delrio, a dare indicazioni per le operazioni di salvataggio in mare. «In caso di emergenza e se c’è rischio di perdite di vite umane», dicono nell’entourage di Delrio, «potrà essere coinvolta nei soccorsi anche qualche nave che quel codice non ha firmato. Su tutto vale, infatti, l’obbligo previsto dalle leggi del mare di fare tutto il possibile per salvare chi rischia di annegare». È il fallimento della sinistra radical chic che vuole accogliere milioni di migranti. Guido Ruotolo: 

L’Italia rinunciò alla missione Mare Nostrum perché le navi della Marina erano diventati traghetti per migranti. Ora non possiamo consentire che lo facciano le organizzazioni non governative, con numeri impressionanti”.

Su tutto incombe l’ombra non quella fosca e tragica di Re Alboino, ma quella un po’ de noantri della Garfagnana di Matteo Renzi. C’è chi si è preso la briga di elencare tutte le sue giravolte in materia.

Intanto la crisi dei migranti manda in tilt anche la Chiesa. Il nuovo presidente della Commissione episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha preso una netta posizione sulla “necessità di un’etica della responsabilità e del rispetto della legge».

È, commenta Andrea Tornelli sulla Stampa di Torino, “il sintomo di una preoccupazione condivisa dai vertici della Conferenza episcopale italiana e anche dalla Santa Sede”.

Ma forse c’è qualcosa di più, un cambio di rotta dei vertici della Chiesa italiana. Il vecchio presidente della Cei, il genovese Angelo Bagnasco, non pare godesse del favore di Bergoglio. Così la voce della Cei è stata espressa, negli ultimi 3 anni, da un vescovo meridionale, Nunzio Galantino, nato a Cerignola (Foggia) e in cattedra a Cassano sullo Ionio. Le sue uscite, improntate a un sinistrismo un po’ vetero e di maniera, avevano irritato parecchio specie a destra.

Probabilmente i vescovi non erano molto d’accordo con questa virata troppo franscescana. Loro stanno sul territorio, sentono gli impulsi dei parroci che recepiscono i malumori e le preoccupazioni dei loro greggi. Tutti buoni cristiani, che però gli ricordano come anche Gesù, un bel giorno, perse la pazienza e prese un bastone…Le legge è legge, a Dio quel che è di Dio, ma a Cesare quel che è di Cesare.

Ovviamente Bassetti si è mosso e ha parlato da prete, mettendo avanti “il più netto rifiuto a ogni forma di schiavitù moderna”.

Proprio ieri la polizia inglese ha lanciato un allarme schiavitù  in tutte le forme. C’è chi ricorda che nei monasteri c’erano schiavi ancora mille anni dopo la morte di Cristo. Ma quella è acqua passata.

La conferma alle preoccupazioni che potrebbero avere indotto la presa di posizione del card. Bassetti sembra venire proprio da Genova, la diocesi del suo predecessore alla Cei Bagnasco. Bagnasco esorta i parrochi di aprire ai profughi. Ma il Secolo XIX rivela che a Genova, solo 7 parrocchie su 278 ospitano migranti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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