Tra Ancona e Cervia il dramma del Pd. La sinistra vince al centro ma loro non lo sanno

Tra Ancona e Cervia il dramma del Pd. La sinistra vince al centro ma loro non lo sanno
Tra Ancona e Cervia il dramma del Pd. La sinistra vince al centro ma loro non lo sanno

Il dramma del Pd va in scena a Ancona, passa per Cervia e si ferma a Padova. Lo scontro è fra una nuova sinistra, che guidi la crescita di tutti e il ricongiungimento con il resto del mondo progredito, e la sinistra luddista e di fatto reazionaria che imperversa dagli anni ’70 in Italia e che ci ha ridotto così negli ultimi 20, sotto la copertura di Berlusconi che li ha lasciati fare in cambio della immunit per la sua tv.

Non è peculiare della sinistra italiana. Così è in Gran Bretagna, così è in Francia, così negli Usa. con caratteristiche locali specifiche. Ma se volete capire Trump e Macron, ricordate le parole che Tony Blair (oggi condannato alla damnatio memoriae per essersi infilato nella guerra in Iraq, ma guidò la Gran Bretagna a un periodo di prosperità mai visto da quasi un secolo) disse a due giovani militanti della estrema sinistra:

“La selta non è fra il mio governo e quello dei vostri sogni, ma fra questo governo e quello della destra”.

La sinistra vince le elezioni al centro, se si arrocca all’estremo, si riduce al 10%. Berlinguer sfiorò il sorpasso sulla Dc ripudiando Marx e Lenin e Stalin, inventando l’ eurocomunismo e la questione morale, non proponendo il rigore della vita sovietica e del comunismo doc.

Per questo la frase pronunciata ad Ancona evoca precedenti da brivido ricorda Stalin:

“Cancellazione dell’anagrafe degli iscritti e dall’albo degli elettori”

è la pena inflitta all’unanimità dalla Commissione Comunale di Garanzia del Pd di Ancona  a Diego Urbisaglia, il consigliere comunale e provinciale del Pd di Ancona che aveva scritto sulla sua pagina Facebook che per Carlo Giuliani, ucciso durante i disordini del G8 di Genova nel 2012, serviva “prendere bene la mira”. Si tratta, spiega bene Repubblica, in pratica dell’espulsione.

La colpa di Urbisaglia? Avere detto, in modo forse un po’ troppo brutale, quello che milioni di Italiani hanno pensato in questi anni. Che Carlo Giuliani, black bloc in erba ucciso a Genova nel 2001. Stava per colpire con un estintore un carabiniere, con buone probabilità di spacciarlo. Intanto un suo compagno colpiva alla cieca nell’abitacolo della campagnola. Il carabiniere, Mario Placanica, sparò e uccise Giuliani, Giuliani diventò un eroe, il Gruppo del Senato di Rifondazione comunista gli dedicò il proprio ufficio, Placanica fu abbandonato a se stesso dai suoi capi ma un giudice coraggioso lo assolse, applicando la legittima difesa.

È in atto nel Pd lo scontro fra l’apparato di partito, a Ancona come a Roma, e le nuove leve della sinistra, in quella periferia da dove è partita la riscossa. La posizione è sintetizzata dal sindaco di Ancona,  Valeria Mancinelli, non nuova a scontri col suo partito:

“Ho altri problemi di cui occuparmi. Sono più importanti i problemi della città”.

Infatti ha vinto, alle elezioni del 2013, con oltre il 60 per cento dei voti.

In un certo senso, siamo fra Eschilo e Shakespeare, con una spruzzata di Totò perché siamo in Italia.

Altro caso di contraddizione del Pd che paralizza il Partito. Hanno lasciato solo Luca Coffari, sindaco di Cervia (Ravenna), spaventati dal fatto che sia riuscito a imporre un minimo di ordine e legalità su un tratto di 9 km di spiaggia romagnola. Matteo Salvini, che in fatto di comunicazione non è secondo a nessuno, c’è subito saltato sopra, appropriandosi di un successo non suo ma lasciato lì, sulla sabbia, dal distratto Renzi e dal distrattissimo Gentiloni, per non parlare di Minniti. Questi due ultimi già abbastanza scornacchiati dalla umiliazione inflitta loro da mitico Macron sulla Libia. Luca Coffari ha il quid e ha reagito:

“Salvini elogia il nostro progetto di legalità e sicurezza in spiaggia. Gli ricordiamo però che la nostra città è amministrata non dalla sua Lega ma dal Partito Democratico!”. “Qua non facciamo sparate ma risultati!”

A Padova hanno puntato su un sindaco forte,  Sergio Giordani, nonostante gli acciacchi proprio in campagna elettorale, il Pd ha retto e gli è stato dietro. Subito la sinistra dei bei tempi lo ha messo alla prova. Giordani ha capito che c’è poco da dialogare: “Dialogo, ma nessuno può ricattarmi”. “Non dovrà più ripetersi. Ho piena fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine”.

Ma i poliziotti non ci stanno e scattano indignati. Ce l’hanno con il sindaco troppo aperturista e non solo:

Ha dichiarato il Sap: “Due convalide d’arresto, un denunciato, processo posticipato a settembre, immediate scarcerazioni, nessun obbligo di firma. Una sola riflessione: vergogna”.

E l’Ugl Polizia: “Chi va in piazza per manifestare il proprio sacrosanto pensiero deve andarci quantomeno disarmato, senza bombe, scudi e caschi nel tentativo di difendersi da un fantomatico nemico”.

Sap (345 iscritti) e Ugl Polizia ( 218 iscritti) rappresentano più della metà dei poliziotti padovani: “Non sta a noi fare le valutazioni di carattere politico, ma che il Comune ospiti così allegramente la compagine di un centro sociale, offrendo uffici del Comune a chi si è reso protagonista di quelle violenze, ci lascia sbigottiti”.

Intanto il Pd crolla nei sondaggi. Confusione, incertezza, il vecchio apparato vince e gli italiani tornano a destra. Tonfo Pd, torna ai livelli di Bersani. Sorpasso del centrodestraIl sondaggio in vista delle prossime elezioni politiche: Italia civica al 3% resta l’ago della bilancia

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Segreteria ‘renziana’, coordinamento 2020 aperto alle minoranze
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