Sindaca o psichiatro? Madia plagiara? Raggi santa? Italia fra Boldrini e Travaglio

Sindaca o psichiatro? Madia plagiara? Raggi santa? Italia fra Boldrini e Travaglio
Sindaca o psichiatro? Madia plagiara? Raggi santa? Italia fra Boldrini e Travaglio. Nella foto ANSA/ LUCA ZENNARO: Marianna Madia)

Con questa storia del femminismo da operetta che vuole volti al femminile i nomi di mestieri un tempo riserva di caccia degli uomini, siamo sprofondati nel ridicolo. Si dice “ministra”, “sindaca”, prefetta” oppure signora ministro, signora sindaco, signora prefetto? E se il soprano diventasse la soprana cose penserebbe il mitico loggione? Era un tormentone delle scuole elementari, non riuscivi a capire perché un mestiere da donna portasse un nome maschile. Solo crescendo hai potuto apprezzare le cause storiche.

Ormai non se ne può fare a meno. Ogni volta che vedi un nome che finisce per “a” o per “o”, il dubbio ti assale, ogni titolo diventa uno stimolo. Prendete questa notizia:

Psichiatra molestava malate psichiatriche: denaro in cambio di farmaci e certificati falsi

Ma, ti chiedi, non si dovrebbe dire psichiatro? Non è una domanda tanto per dire. Prendete il dott. Ciccocelli. Lui sulla targa affissa alla porta del suo ambulatorio a Giulianova, Teramo) ha scritto: “pediatro”.

I sardi, che le cose le prendono sempre molto sul serio, hanno stabilito per legge regionale che si dovrà dire “sindaca” o “prefetta”

La casistica è ormai ricca. La polemica ha coinvolto le massime autorità dello Stato, con Giorgio Napolitano che ha apostrofato la sacerdotessa di questa buffonata, Laura Boldrini, con questi espliciti concetti: “Sindaca abominevole, ministra orribile”. E poi perché sindaca e non sindachessa, la presidente e non presidentessa, la prefetta e non prefettessa o prefettrice? Si dice dottoressa e non dottora, direttrice e non direttora (che anzi è usato in senso spregiativo), professoressa e non professora.

Ma alla fine della fiera: volete rispettare la lingua italiana?

Vittorio Sgarbi , che potrà anche essere antipatico ma raramente dice cose banali,  con la Boldrini ci va giù pesante: “Presidenta Boldrina, sei una zucca vuota, una capra…”

La povera Boldrini è stata anche vittima di un fotomontaggio feroce da parte di un sito satirico, Labbufala. Vi si vede una donna un po’ discinta, cui è stato sovrimposto il volto sorridente di Laura Boldrini, mentre sculaccia un uomo nudo che tiene sulle ginocchia. Il riferimento è al fermo e giusto trattamento riservato ai deputati del Movimento 5 stelle protagonisti di una indegna e indecente demagogica gazzarra. In questo caso la Boldrini ha fatto benissimo. Tuttavia  non riproduciamo per evitare sgradevoli quanto illegittime visite della Polizia Postale, come ai tempi del divertente e avvenente fake che scatenò nella neo presidente della Camera un istinto liberticida molto poco di sinistra, che portò al sequestro preventivo di pagine internet in un processo per diffamazione di cui non si è mai conosciuto l’esito ma che, a leggere la Costituzione, era ed è esplicitamente vietato.

Oltre a Laura Bondrini, un’altra donna imprestata alla politica è oggetto di un attacco da parte di critici maschili. Si tratta di Marianna Madia, ministro del Governo Gentiloni dopo esserlo stata del Governo Renzi.

Il Fatto Quotidiano ha accusato Marianna Madia di avere copiato una parte della sua tesi di dottorato e il caso monta come monta il numero di parole che sarebbero state copiate. Siamo partiti da 4 mila parole su 28 mila, siamo arrivati, includendo anche le citazioni non virgolettate ancorché copiate più o meno di sana pianta, a quota 7.500.

La storia è brutta, è una tipica storia italiana. Marianna Madia, politicamente connessa, non ha preso il dottorato all’ Mit, ma in una scuola di Lucca molto politicamente connessa. Però chi se la sente di fare il moralista oggi in Italia. La Madia dovrebbe andarsene perché non risulta capace e adeguata al compito, scelta forse più per quota rosa che per provata competenza. Le sue sbandierate riforme non pare abbiano dato all’Italia quella spinta che ci si aspettava. Poi pensi al Governo Monti e taci.

Sull’Unità, il post comunista e post dalemiano Fabrizio Rondolino contrattacca e prova a spiegare “perché quella del Fatto contro la Madia è una bufala”, arrivando alla conclusione che “la macchina del fango di Travaglio non convince nessuno”. Perché Marco Travaglio, direttore del Fatto, ce l’ha tanto con la Madia? Rondolino si risponde: perché “la Madia è una donna in gamba” e “questo, per un convinto sostenitore di Virginia Raggi, dev’essere francamente insopportabile”.  Ipotesi affascinante. Che sia in gamba è evidente, il problema è quanto in gamba. Né si può dire che la Raggi non sia in gamba anche lei. Il problema è quanto in gamba.

Nella sua Apologia di Marianna Madia Rondolino ci fa tornare alla Unità dei bei tempi

“Sentite con quale livore, e con quanta invidia, Travaglio descrive oggi nel suo editoriale la ministra sotto tiro: “S’è scelta il partito, gli amici, gli sponsor e i fidanzati giusti: Napolitano jr., Mattarella jr., Letta jr., Minoli, Veltroni, D’Alema, Bersani e Renzi. Chi potrebbe mai parlarne male?”.

“Lasciamo da parte la volgarità sui “fidanzati giusti”, tipica del sessismo represso del Direttore di Bronzo, e lasciamo anche da parte l’allusione ai buoni rapporti con i maggiori leader del Pd, che vorrebbe suggerire l’opportunismo della Madia e che invece ne segnala semmai la predisposizione al lavoro anziché alla chiacchiera, l’inclinazione a preferire i contenuti al correntismo, la disponibilità a svolgere il proprio incarico di parlamentare e di ministro per merito e non per appartenenza”.

Imbarazzante.

Per l’offensiva anti Madia il Fatto ha anche riesumato il gruppo di Libertà e Giustizia, fondato ai tempi della nefasta guerra a Berlusconi da Caracciolo e De Benedetti. Subito pronti a chiedere le dimissioni della Madia. Ci sono due precedenti in Germania di ministri dimessi per tesi di dottorato copiate ma pare che la quota di copia incolla fosse più elevata, almeno nel caso di Karl-Theodor zu Guttenberg, ministro della Difesa: il 70 per cento contro il 14 o 25 per cento della Madia.

Mentre il ministro (o ministra?, tanto la minestra non cambia) si esprime cupa e minacciosa: “I giudici valuteranno il danno che ho subìto”, lo scandalo monta. Non solo la tesi: copiature anche negli articoli scientifici, sostiene il Fatto.

Per curiosità, parlando di plagio, siamo andati a recuperare le notizie relative al processo per plagio di Roberto Saviano. Nel suo caso la Corte di Cassazione ha accertato che solo lo 0,33% di 331 pagine di Gomorra fu copiato o meglio, per dirla con i giudici, per quelle poche pagine non è “intervenuta l’attività creativa dell’autore stesso”.

Il problema di Gomorra, peraltro, non è quanto sia stato copiato, ma il modello negativo costituito dal libro. Fino ad oggi era solo un aiutino alla pessima immagine che gli italiani hanno nel mondo, un pizzico ma solo un pizzico di autolesionismo nazionale. Oggi stiamo scoprendo che può esserci qualcosa di più. Paolo Palmisani e Mario Castagnacci, i due fratellastri indagati per l’omicidio brutale di Emanuele Morganti, il 20enne di Alatri massacrato fuori dalla discoteca Mirò, alternavano sui loro profili social, rime hip hop minacciose, foto tratte da serie tv come Gomorra e Romanzo criminale e pose da pseudo gangstar di provincia.

Troppo poco per stabiire un nesso ma sarà bene che i custodi della moralità pubblica comincino a fare qualche riflessione.

ULTIMORA. Anche Benigni copia?

 

 

 

 

 

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