Giù le tasse al 25%, Trump vuole il pil a +3 e è pronto alla guerra dollaro vs euro

Trump vuol portare le tasse al 25%, pronto alla guerra dollaro vs euro
Trump vuol portare le tasse al 25%, pronto alla guerra dollaro vs euro

Giù le Tasse: è la parola chiave della politica da che mondo e mondo ed è il nuovo mantra di Trump, la sua ricetta per un novo impulso allo sviluppo degli Usa. Dopo tante chiacchiere, non è che Obama abbia scherzato molto sul tema tasse, le ha praticamente lasciate come le ha trovate. Ora il nuovo ministro del Tesoro Usa, Steven Mnuchin ha lanciato la nuova sfida: giù le tasse per una crescita al 3%, attraverso una riforma fiscale che riduca le aliquote verso il 25%.

Come si fa in Italia, dove l’aliquota è al 45%, ma c’è chi paga ancora un po’ di più?

C’è un coté minaccioso per noi in Europa nelle affermazioni di Mnuchin, che ha implicitamente minacciato una guerra finanziaria, confermando che «nel lungo termine credo alla politica del dollaro forte, ma nel breve bisogna valutare se una sua forza eccessiva ha un impatto sui commerci».

Dal suo punto di vista ha ragione. La ripresa in Europa e in particolare in Italia è merito di Mario Draghi che ha perseguito vittoriosamente l’inversione del rapporto euro-dollaro.

In ogni caso, riferisce la Stampa,  per il nuovo Governo americano la priorità ora diventa la riforma fiscale, che potrebbe far scendere l’aliquota massima dal 35 al 25%:

«Gli obiettivi del presidente sono semplificare le dichiarazioni dei redditi personali, tagliare le tasse alla classe media, e rendere il sistema più competitivo per le aziende. Gli Usa sono l’unico paese che opera su base mondiale, e non territoriale. Così compagnie come la Apple accumulano profitti all’estero, e li lascino là a causa delle tasse troppo alte. Se il nostro sistema diventerà più competitivo, le aziende riporteranno indietro diversi trilioni di dollari». Per le tasse sulle persone, «l’obiettivo è semplificarle riducendo le aliquote da 7 a 3 o 4, abbassandole, e diminuendo le detrazioni. Vogliamo che la classe media riceva un taglio delle imposte, e intendiamo abbassare le aliquote per favorire gli investimenti».

Mnuchin pensa che sia possibile centrare questo obiettivo senza gonfiare il debito: «Noi crediamo nel dynamic scoring, la riforma fiscale può avere un effetto sui comportamenti per favorire la crescita. Così sarà neutrale, o potrà anche aumentare il gettito». Per garantire la copertura potrebbe essere necessaria una «border adjustment tax», cioè una specie di Iva.

Munchin è convinto che l’obiettivo di rilanciare la crescita sia realistico: «È il tema più importante per l’amministrazione, insieme alla sicurezza. Non c’è ragione per cui gli Usa non possano crescere al 3%. Il presidente pensa al 4 o 5%, e forse è un po’ troppo aggressivo, ma la differenza tra il 3% e l’1,8% è enorme, ed è buona per noi e per il mondo. Credo che con la combinazione della riforma fiscale e la riduzione delle regole possiamo liberare queste forze».

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